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PIANTE DOMESTICHE/ Cocucci (Univ. Milano): il rischio intossicazioni c'è, ecco come evitarlo

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La Dieffenbachia, una diffusa ma pericolosa pianta da appartamento (Fotolia)  La Dieffenbachia, una diffusa ma pericolosa pianta da appartamento (Fotolia)
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Cosa fare in caso di intossicazione (Fonte: Fondazione Salvatore Maugeri)

 

Se il contatto cutaneo con una pianta o parte di essa induce localmente prurito o bruciore, posizionare la zona interessata sotto l’acqua corrente per alcuni minuti e proteggere successivamente con un panno asciutto.

Nei casi gravi bisogna rivolgersi immediatamente al proprio medico, all’ospedale più vicino o direttamente ad un Centro Antiveleni, fornendo il maggior numero possibile di informazioni: età dell’intossicato, sintomi, tempo trascorso dall’ingestione, presenza di vomito, nome della pianta o dati per la sua identificazione, parte della pianta ingerita e quantità. È fondamentale portare con sé un campione o munirsi di strumenti (cellulare con fotocamera o macchina fotografica digitale) per rendere il più rapido possibile il riconoscimento.

Va evitata la somministrazione latte o altri rimedi casalinghi o di indurre il vomito,onde evitare un aggravamento delle condizioni del paziente.

Occorre ricordare che la comparsa dei sintomi in caso di ingestione di bacche o foglie potenzialmente tossiche può non essere immediata; quindi il benessere nel soggetto nelle prime ore non può escludere un aggravamento successivo del quadro.



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COMMENTI
09/04/2010 - tossiche, officinali, ornamentali, edule.... (Antonio Servadio)

leggiamo di frequente di vegetali spiccatamente ornamentali, commestibili (ortaggi...), velenosi, officinali, infestanti etc. Andando un po' "fuori-pista" penso che sarebbe interessante apprendere anche quali tra le piante comunemente reperibili (da appartamento e quelle comuni nei nostri giardini, prati e boschi; belle o brutte che siano) non significativamente tossiche, siano tuttavia commestibili senza rischi, anche se non appaiono particolarmente gradevoli o appetibili che dir si voglia. Piante quindi nè "cattive" nè "buone", ma comunque mangiabili. Con qualche sperimentazione si potrebbero poi inventare nuove ricette. Nelle valli alpine e nelle campagne troviamo ancora qualche autoctono amatore, che svolge questo genere di ricerca per proprio conto. A volte rendono pubblici i "risultati" sui piatti del proprio agriturismo. Per analogia: pensiamo al libro di cucin scritto dal Francese Bruno Comby. In fondo l'entomofagia appare come una eresia qua in Europa, mentre è cosa normale in altri continenti.