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MEDICINA/ Dal "Male Sacro" alla cura: vi racconto come sto provando a guarire l'epilessia

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Nel passato, e in alcune zone del mondo ancora attualmente, l’epilessia era considerata il “male sacro”. Secondo la visione popolare una persona affetta da questa malattia era considerata in balia di qualche potenza occulta in grado di controllarne il cervello. Già nell’antichità, più di 3000 anni fa, i sintomi dell’epilessia furono descritti nei primi rudimentali manuali medici babilonesi. Oggi con il progredire della ricerca medico-scientifica questa concezione di malattia è stata ampiamente superata.


Secondo le ultime statistiche nel mondo ben 43 milioni di persone soffrono di questa malattia, 500 mila solo in Italia. Dal punto di vista tecnico l’epilessia è definita come una sindrome caratterizzata dalla ripetizione di crisi epilettiche. Crisi dovute ad una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata da parte delle cellule che compongono il cervello. In altre parole nell’epilessia accade che uno o più gruppi di neuroni siano, per motivi diversi, più eccitabili del normale e quindi tendano ad accendersi improvvisamente tutti insieme scatenando la crisi.


Anche se alcune cause non sono ancora del tutto note, a generare gli attacchi epilettici sembrano concorrere diversi fattori. Accanto a quelli di tipo genetico, dove si è predisposti a questo fenomeno, ci sono cause come disfunzioni metaboliche, traumi cranici, neoplasie ed infiammazioni. Proprio quest’ultima causa è stata oggetto di indagine da parte di un team di ricercatori guidati dalla dottoressa Annamaria Vezzani dell’Istituto Mario Negri di Milano.


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