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CERN/ Sulle tracce della particella misteriosa troveremo risposte e tantissime nuove domande

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Cosa serve per scovare il bosone di Higgs? «Ci servono tre cose: un acceleratore, dei rivelatori e delle potenti strutture informatiche di calcolo. Ma soprattutto ci servono cervelli, uomini che imparino a dominare questi strumenti e a leggere quel particolare linguaggio. Ed è quello che facciamo con Atlas. Ricostruiamo tutto quel che succede durante una collisione tra particelle pesanti ad alta energia: in LHC, a regime, avvengono 40 milioni di urti frontali al secondo; bisogna quindi poterli registrare, analizzare, elaborare».

 

 

Un esperimento come Atlas è formato da una serie di rivelatori capaci di distinguere i vari tipi di particelle e di misurarne l’energia. Alcuni si trovano proprio in prossimità del punto di collisione. Segue un calorimetro elettromagnetico e successivamente il cosiddetto calorimetro adronico, dove si possono separare le particelle pesanti neutre da quelle cariche. Solo i muoni di alta energia riescono a oltrepassare i calorimetri e sono osservati negli appositi rivelatori posti nella parte più esterna dell’esperimento. Particelle neutre con bassa probabilità di interazione (neutrini ed eventuali altre particelle neutre non attualmente note) lasciano l’apparato sperimentale senza essere rivelate. La loro presenza può comunque essere evidenziata indirettamente dall’osservazione di una mancanza di quantità di moto.

 

 

La ragione dell’entusiasmo attuale dei fisici è che ora LHC «funziona bene», dice Rossi; e sta ormai abbattendo un primato dopo l’altro. Il 29 dicembre scorso è stato superato un primo record mondiale in energia con le collisioni a 2,36 TeV e dal 30 marzo si stanno raccogliendo dati alla nuova energia record di 7 TeV: più del triplo di quanto finora ottenuto in quello che era il più grande acceleratore, il Tevatron al Fermilab di Chicago. È la conseguenza dell’azione corale dei 10.000 magneti, di cui 7000 superconduttori, che spingono i fasci a compiere 11.000 giri completi al secondo, immagazzinando un’energia pari a 350 MJ: «più o meno quella di una portaerei inglese che viaggia a 12 nodi».

 

 

Ma a che scopo tutti questi sforzi? È la stessa Gianotti a non eludere l’interrogativo; e a dar ragione di quanto lei e i suoi colleghi stanno facendo. «Ci sono domande affascinanti per le quali non abbiamo ancora risposta: qual è l’origine della massa? Qual è la natura della materia oscura? Perché nel nostro universo c’è così poca antimateria, perché è stata favorita la materia? Cosa è successo subito dopo il big bang? Ci sono altre dimensioni dell’universo oltre alle quattro già note? Atlas ci aiuterà a trovare alcune delle risposte».

 

 

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