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CERN/ Sulle tracce della particella misteriosa troveremo risposte e tantissime nuove domande

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L’immagine di Atlante che sorregge il mondo è il suggestivo richiamo contenuto nel nome di uno degli esperimenti in pieno svolgimento presso l’acceleratore LHC (Large Hadron Collider) del Cern di Ginevra. Il nome Atlas è, come al solito, un acronimo e sta per “A Toroidal Lhc ApparatuS”, ad indicare uno dei quattro megalaboratori collocati a 150 metri di profondità lungo i 27 km di LHC. Quella che Atlas sta per rivelarci è una sfuggente particella, nota ormai anche al grande pubblico come il bosone di Higgs, che in effetti ha molto a che fare con quello che Atlante porta sulle spalle: infatti la cattura del bosone permetterà di scoprire le leggi naturali che danno la massa alla materia e che fanno sì che l'universo sia quello che conosciamo.


Si giustifica quindi l’entusiasmo e insieme l’atteggiamento di grande concentrazione che traspare nei quasi 3000 fisici coinvolti nell’esperimento e in particolare in chi lo guida, vale a dire l’italiana Fabiola Gianotti, che ieri ha illustrato i primi significativi risultati che iniziano ad arrivare parlando in quell’università degli studi di Milano dove si è laureata quando ancora di LHC non c’era traccia. Ne ha parlato insieme a Lucio Rossi, anch’egli proveniente dalla stessa università milanese, che al Cern dirige il gruppo magneti di LHC ed è tra i leader del progetto dal punto di vista tecnologico.


È giustificato anche un certo orgoglio nazionale, dal momento che la partecipazione italiana ad Atlas, coordinata e finanziata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), è composta da circa 240 fisici e ingegneri appartenenti a 13 strutture dell’Infn e a 12 Università. I ricercatori italiani hanno contribuito fin dall’inizio alla progettazione e alla realizzazione di molti dei rivelatori che compongono l’apparato sperimentale e alla preparazione degli strumenti di analisi delle collisioni. La Gianotti ha descritto e mostrato le immagini di Atlas, che si trova in una grande hall sotterranea nel primo punto di intersezione dei fasci di LHC: è lungo 45 metri e alto 25 metri, metà delle dimensioni della cattedrale di Nôtre Dame; e pesa circa 7000 tonnellate, come la Torre Eiffel.


L’esperimento è stato disegnato per studiare al meglio tutti gli aspetti della fisica delle collisioni protone-protone alla straordinaria energia di 14 TeV, ovvero Teraelettronvolt: unità di misura alle quali non siamo abituati, ma Gianotti spiega che quei valori equivalgono a centomila miliardi di volte la temperatura della sala in cui ci troviamo; oppure a dieci batterie da 1 volt per ogni stella della galassia.


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