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RIFIUTI/ C’è un’Italia che recupera energia dalla spazzatura

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Un impianto di smaltimento rifiuti per la produzione di Compost (Foto: Imagoeconomica)  Un impianto di smaltimento rifiuti per la produzione di Compost (Foto: Imagoeconomica)

In Italia non difettano competenze, tecniche e strategie per la valorizzazione del riciclo di materia e del recupero di energia; insomma, per la gestione dei rifiuti urbani. Ma forse non basta e si deve fare di più, visto che il 50% di tali rifiuti finisce ancora in discarica.

 

È quanto emerge da un documentato e corposo Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia, realizzato da Enea e Federambiente, con la collaborazione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, presentato ieri dal Commissario dell’Enea Giovanni Lelli. «L’Italia in tante parti è ancora sotto la minaccia d’incombenti crisi nel trattamento e nello smaltimento dei rifiuti - ha affermato il presidente di Federambiente, Daniele Fortini -. Questo studio dà conto d’un apparato industriale importante, orientato. Un apparato che però è ancora largamente insufficiente».

 

Le tecniche adottate nelle varie tipologie di impianti esaminati mostrano un buon livello di sviluppo, sicuramente in linea con gli standard tecnologici adottati in altre realtà dell’Unione Europea. Anche se va segnalata una evidente disparità tra la situazione delle regioni settentrionali e le altre; nel Centro-Sud, infatti, c’è un minor numero di impianti che inoltre presentano un inferiore “fattore di utilizzo” (cioè il rapporto fra quantitativi di rifiuti trattati e capacità di trattamento dell’impianto) e una minore resa in materiali recuperati (Combustibile Derivato da Rifiuti - CDR, compost).

 

Vediamo quindi i dati raccolti. A fine 2008 erano presenti sul territorio nazionale 393 impianti destinati al trattamento di rifiuti urbani, finalizzati al recupero di materia (compostaggio) e di energia (digestione anaerobica, incenerimento con recupero energetico), aventi una capacità nominale complessiva annua di oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti.

 

Gli impianti di trattamento di frazioni organiche selezionate per la produzione di compost sono 195, con una capacità complessiva di trattamento pari a circa 5,35 milioni di tonnellate e una capacità media pari a circa 27.000 tonnellate annue.

 

Dove si notano meno le differenze regionali è negli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) ai fini della separazione secco-umido e della produzione di CDR e della cosiddetta frazione organica stabilizzata (FOS): sono in tutto 135, con una capacità media annua di 108.000 tonnellate ciascuno che corrispondono a una capacità complessiva di trattamento di circa 14,5 milioni di tonnellate.

 

Ci sono poi una decina di impianti di digestione anaerobica, che trattano circa 200.000 tonnellate di rifiuti dando luogo alla produzione di poco meno di 50.000 tonnellate di digestato, oltre a circa 25 GWh di energia elettrica, che costituisce la forma prevalente di recupero energetico.

 

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