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GEOLOGIA/ Quando gli attori modificano il teatro: nuove ipotesi sull’evoluzione del pianeta Terra

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La storia, ovviamente, inizia da molto lontano, dall’origine stessa dell’Universo: la prima questione da tenere presente è che l’Universo primordiale è composto di pochi elementi chimici dal numero atomico molto basso (Idrogeno, Elio, Litio, ecc…), niente a che vedere con il Carbonio, il Ferro, il Calcio.

 

L’Universo alla nascita è fondamentalmente un “brodo” di elementi leggeri. Gli elementi pesanti compaiono con la formazione delle stelle e durante la loro morte: all’interno delle stelle infatti vengono “forgiati” elementi più pesanti dei primordiali attraverso i meccanismi di fusione nucleare, ma solo fino al Ferro; gli elementi più pesanti del Ferro, fino a quelli radioattivi, si formano durante le fasi finali delle stelle, quando le immani esplosioni di Supernovae liberano una quantità di energia tale da rendere possibile l’unione di atomi pesanti in elementi ancora più pesanti.

 

Ma questi elementi sono in massima parte ancora liberi di vagare per lo spazio in forma gassosa: i minerali in senso stretto, cioè gli agglomerati di atomi in reticoli cristallini, sono una rarità di dimensioni molto piccole.

 

I primi minerali nella storia del cosmo si pensa infatti siano stati minuscoli reticoli cristallini di atomi di Carbonio. Piccoli diamanti o grafiti, cui si aggiunse presto la compagnia di una dozzina di altri microcristalli. Siamo a circa 400 milioni di anni dopo il Big Bang, e tale situazione si perpetua per decine di milioni di anni.

 

Ciò che dà da pensare è che sulla Terra di oggi, invece, possiamo contare almeno 4400 specie minerali, ma il numero è in difetto, perché molte altre ne dobbiamo scoprire. Come si è realizzata questa diversificazione?

 

Il lavoro di Hazen - e con lui altri sette scienziati - cerca di rispondere proprio a questa domanda, proponendo un nuovo modello di “evoluzione dei minerali”. L’idea-base di questo modello è scostarsi dall’approccio tradizionale, che vuole che le proprietà fisiche e chimiche specifiche dei minerali siano immutabili, per considerare la quarta dimensione fondamentale della geologia: il tempo. Per fare ciò il gruppo di Hazen ha immaginato di ricostruire lo scenario della nascita dei pianeti e l’evoluzione dei minerali al loro interno.

 

Il primo passaggio fondamentale è proprio la nascita dei pianeti rocciosi, che ha consentito la formazione di reticoli cristallini estesi e ha portato un primo innalzamento del numero delle specie minerali.

 

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