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TECNOLOGIA/ Piattaforme petrolifere: i sistemi di controllo ci sono, ma attenti a non sopravvalutarli

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La piattaforma BP in fiamme (Foto Ansa)  La piattaforma BP in fiamme (Foto Ansa)
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La pericolosità è legata sia al fluido prodotto, sia alle condizioni ambientali. Il fluido prodotto può contenere un gas velenoso come l’anidride solforosa, può essere ad alta pressione e quindi sollecitare maggiormente le tubazioni, può avere un’alta temperatura. Un ambiente rigido e ventoso come quello del Mare del Nord rende più rischiosa l’eventuale permanenza di uomini in mare, i trasporti via mare e via elicottero. Un ambiente caldo e umido invece rende necessaria una più frequente manutenzione della struttura in acciaio.

 

Vengono considerate anche le diverse situazioni geografiche. Le piattaforme oceaniche sono progettate in maniera da resistere a onde più alte di quelle, ad esempio, del Mediterraneo. Al di là di questo non vi sono altre differenze sostanziali tra le piattaforme oceaniche e quelle in mari interni.

 

Sembrerebbe tutto studiato per bene: tanto che, sebbene normalmente una piattaforma sia progettata per una vita di vent’anni, quasi sempre la ridondanza progettuale e i margini di sicurezza applicati permettono di averla in buono stato anche al di là del termine previsto.

 

Eppure l’imponderabile è pronto a insinuarsi in qualche punto debole presente anche nei sistemi più raffinati. Ciò chiede ai tecnici di essere rigorosi e di non sopravvalutare la capacità di controllo di tali sistemi, che sono pur sempre sistemi uomo-macchina.



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COMMENTI
19/05/2010 - per la gioia (Antonio Servadio)

per la gioia di coloro che guardano al nucleare con pensieri catastrofici. E' tempo che si facciano bilanci storici.