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SPAZIO/ Ikaros, il satellite giapponese che vola come un aquilone

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Il satellite Ikaros  Il satellite Ikaros

Nel 1871, infatti, Maxwell dedusse per via teorica il fatto che la radiazione elettromagnetica doveva esercitare una pressione su ogni superficie a essa esposta. La sua predizione venne confermata per via sperimentale nel 1900 da Lebedev e poi nel 1901da Nichols e Hull. La pressione è ovviamente molto piccola, ma rilevabile. La superficie della Terra è per esempio sottoposta a una pressione pari a 4,6 microPa dovuta alla radiazione solare.

 

Le vele “terrestri”, insomma, sono spinte dalla pressione del vento, quelle “spaziali” dovrebbero essere spinte dalla pressione di radiazione solare. È un’idea assai semplice: non deve perciò sorprendere il fatto che a questo tipo di possibilità si iniziò a pensare già agli inizi del XX secolo, quasi 100 anni fa, e che alcuni lavori siano già stati fatti, come alcuni test su vele-prototipo fatte dai Russi negli anni passati. O

 

ggi ci troviamo però di fronte alla prima realizzazione di un oggetto che utilizza questa tecnologia come propulsione. Ikaros infatti è un prototipo che ha come scopo principale quello di testare la validità della tecnologia “a vela” per le missioni spaziali. Il test del successo sarà la destinazione che verrà raggiunta: se la vela non funziona, la traiettoria di Ikaros risentirà dell’attrazione gravitazionale solare e raggiungerà Marte, avvicinandosi quindi al Sole; in caso contrario, la sua traiettoria si allontanerà dall’orbita terrestre, arrivando a Venere. Niente nuove scoperte in campo astrofisico e planetologico, dunque, ma un lavoro di ricerca squisitamente tecnologico. Se successo sarà, altri satelliti simili verranno lanciati nello spazio, a distanze sempre più grandi.

 

È interessante notare come la NASA abbia pensato per decenni alla possibilità di realizzare le “vele spaziali”, ma negli ultimi anni abbia abbandonato questa strada, ritenendola troppo rischiosa, soprattutto dal punto di vista finanziario.

 

Così come accade nella vita di tutti i giorni, però, anche in campo tecnologico ci sono soggetti, come in questo caso la Jaxa, che rischiano anche senza avere la sicurezza assoluta dell’esito del proprio tentativo. Sembra un paradosso, ma è proprio così, perché dietro a ogni progresso tecnologico c’è invariabilmente la storia di un uomo o di un gruppo di uomini, che con fatica e determinazione lavorano per conseguire un certo risultato, e che devono decidere se andare fino in fondo o no al lavoro che stanno facendo.

 

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