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VITA ARTIFICIALE/ 2. Il genetista: il DNA di Venter "dimentica" il mistero della vita cellulare

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Fino a che punto Craig Venter è stato chiaro nel presentare la portata ma anche i limiti della sua scoperta?

Lo scienziato americano è stato estremamente sibillino. Venter è un esperto di grande valore, soprattutto per quello che è riuscito a fare nella decodificazione del DNA umano. Ma stranamente ha dichiarato che i suoi risultati sono interessanti solo dal punto di vista teorico, mentre non hanno valore sul piano pratico. Un’affermazione che in un primo momento non riuscivo a spiegarmi, ma che significa che lo stesso Venter riconosce che alla sua scoperta manca qualcosa. Manca la forma appunto. Ma non è l’unica cosa che rimane oscura della cosiddetta “cellula sintetica”.

 

Che cosa non la convince?

Non è chiaro come Venter sia riuscito a passare dal computer alla molecola. Un conto infatti è un preparato artificiale realizzato al computer, un altro conto il DNA nel senso tradizionale del termine. Il DNA del batterio di Venter non è infatti quello del genitore, ma è stato ricostruito artificialmente al computer.

 

Tornando al citoplasma, perché è così difficile riprodurne la forma?

Perché farlo è una prerogativa del mistero. Noi scienziati non riusciamo a comprendere come certe cose siano state realizzate, quale sia l’origine della vita e della cellula. Nonostante le scoperte di Craig, sono nozioni che per fortuna ancora ci sfuggono.

 

Perché “per fortuna”?

Perché grazie a questo fatto rimane ancora un fondo di mistero, eterno, permanente. Qualcosa che si vorrebbe continuamente ignorare, perché l’uomo vuole sentirsi Dio al punto da originare la vita.

 

(Pietro Vernizzi)



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