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SPAZIO/ Cosa accadrebbe se trovassimo la "vita" su Marte?

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Il rover Spirit che si trova su Marte (Ansa)  Il rover Spirit che si trova su Marte (Ansa)

Questo, almeno, in linea di principio. Infatti, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Che in questo caso è un mare, o piuttosto un oceano, di spazio. Anzitutto, infatti, per ottenere le sospirate prove Opportunity dovrebbe avere il gran colpo di fortuna di imbattersi in un punto in cui i fossili (sempre ammesso che esistano, ovviamente) affiorino in superficie, dato che la sua capacità di scavo è limitata a pochi millimetri.

 

Inoltre, anche ammettendo che riuscisse a trovarli e a inviarne delle foto sulla Terra, questo ben difficilmente basterebbe a darci la certezza che si tratti realmente di fossili e non (fatto non raro) di formazioni minerali ad essi somiglianti. Come ha detto il responsabile scientifico dei rover, Steve Squyres, «l’unico modo di essere sicuri che c’è vita su Marte sarebbe di portare indietro dei campioni di rocce marziane» (missione che la Nasa sta effettivamente progettando); e non è neanche detto che basterebbe, considerando che ancor oggi, a distanza di 25 anni, non c’è accordo sulla vera natura dei presunti fossili della celebre meteorite marziana ALH84001.

 

Infine, anche se l’esistenza di vita su Marte sarebbe comunque una scoperta straordinaria, ciò che noi vorremmo davvero trovare è una forma di vita con un’origine indipendente da quella terrestre: solo in questo caso infatti si potrebbero trarre le conseguenze epocali di cui sopra. Le due cose però non coincidono: è ormai provato, infatti, che la vita può “saltare” da un pianeta all’altro a bordo delle meteoriti, giacché, come ha dimostrato la bioastronoma tedesca Gerda Horneck, i batteri sono capaci di resistere per migliaia di anni perfino nelle terribili condizioni dello spazio interstellare.

 

Quindi neanche l’eventuale scoperta di fossili marziani, per quanto eccezionale, basterebbe da sola a stabilire il punto più importante di tutta la questione, che potrebbe essere provato definitivamente solo dall’analisi diretta di un organismo marziano che dimostri l’incompatibilità della sua composizione chimica con quella degli organismi terrestri.

 

A meno di un gran colpo di fortuna nella scelta dei campioni da riportare sulla Terra nelle missioni di cui sopra, ciò non potrà essere fatto fino a quando non sarà inviata una missione umana su Marte. Da questo punto di vista, la rinuncia a tornare sulla Luna recentemente annunciata da Obama per concentrarsi direttamente su Marte, anche se dettata principalmente da ragioni economiche, potrebbe rivelarsi positiva, perché molti scienziati erano scettici sulla reale utilità di questa tappa intermedia.

 

In conclusione, stiamo facendo indubbiamente dei grandi passi avanti verso una migliore comprensione dell’origine della vita e del suo ruolo all’interno del grande affresco dell’evoluzione cosmica, ma la soluzione del mistero non è ancora dietro l’angolo.



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