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AMBIENTI/ In Val Tartano rinasce un villaggio per custodire la Terra

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Il villaggio della Furfulera in Val Tartano  Il villaggio della Furfulera in Val Tartano

Il mondo non è una realtà inanimata, tutta uguale, riproducibile. Se così fosse sarebbe un mondo deludente, disperato, che non risponde all’uomo e che mai potrà creare né paesaggio, né cultura. Per fortuna il cosmo è ricco di segni, di luoghi con qualità differenti, di quei punti fisici che Mircea Eliade ha chiamato ierofanie (manifestazioni del sacro) che rendono lo spazio reale così diverso dallo spazio cartesiano. Tutta la società europea tradizionale è vissuta valorizzando questa differenza.

 

Dall’homo viator medievale che ha strutturato la società lungo gli itinerari tra i grandi capisaldi ierofanici del Mediterraneo (Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela), alle successive culture dei santuari, delle apparizioni, dei sacri monti. L’uomo delle società tradizionali ha sempre naturalmente vissuto questa dinamica di scoperta e di custodia nel rapporto con la propria terra, cosciente che la perdita di questa tensione apre ad un solo orizzonte, quello del disordine e del caos.

 

Il villaggio della Furfulera in Val Tartano è certo una infinitesima esperienza ma, nel suo piccolo, resta una sfida alla responsabilità di ciascuno nel custodire il territorio, nel costruire nuovi paesaggi, un passo per un nuovo umanesimo in questo avvio di XXI secolo.

 

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