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NANOTECH/ In Veneto un centro per scoprire se fa bene o male a uomo e ambiente

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È ormai consuetudine che ogni nuova ondata tecnologica sia accompagnata da un duplice corteo: quello dei sostenitori senza se e senza ma, e quello di chi vede solo minacce e pericoli per l’uomo e per l’ambiente.

 

Sta accadendo così anche alle nanotecnologie, che ormai non sono più una promessa o una prospettiva futuribile ma hanno la realtà di un nuovo settore economico e industriale. Un settore con un volume d’affari a livello mondiale di 254 miliardi di dollari nel 2009 e con la previsione di raggiungere i 2500 miliardi di dollari entro il 2015; e che ha affrontato la crisi dei mercati meglio di altri, in particolare per quanto riguarda gli ambiti della salute, dell’energia e dell’ambiente.

 

Se ne avrà una efficace documentazione nei prossimi giorni nel corso di Nanoforum, la mostra convegno dedicata alle nanotecnologie in programma nei prossimi due giorni presso il Politecnico di Torino.

 

Ma è proprio sulle applicazioni in ambito ambientale e sanitario che si accentrano crescenti preoccupazioni, in verità più per sensazioni e timori istintivi che in base a dati e analisi accertate. Si sa, il piccolo fa sempre paura e se poi è addirittura “nano”, cioè riguarda realtà invisibili, delle dimensioni dei miliardesimi di metro, la paura si aggiunge alla difficoltà nell’esercitare qualche forma di monitoraggio e controllo.

 

C’è però chi non si rassegna a coltivare timori generici ma vuole partire dai dati concreti. Come i tecnici e i ricercatori di ECSIN, European Center for the Sustainable Impact of Nanotechnology, il centro nato per accompagnare lo sviluppo del nanotech con una corrispondente conoscenza dell’impatto di prodotti industriali e la loro manipolazione sull’uomo e sull’ambiente, nell’ottica di uno sviluppo ecocompatibile.

 

Il Centro ha sede all’interno del Polo universitario di Rovigo (Cen.Ser.) e gode dell’appoggio delle Università venete di Padova, di Venezia Ca’ Foscari e di Verona nonché della Regione del Veneto. Il suo obiettivo è quello di effettuare indagini e studi per valutare se e quali possono essere le ripercussioni sulla salute umana e sull’ambiente in seguito all’esposizione a nanoparticelle e/o nanomateriali. Inoltre si occupa di analizzare l’impatto delle nanotecnologie sulla società, attraverso analisi di benchmark volte a facilitare la comprensione e l’accettabilità sociale delle nanotecnologie

 

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