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COMPUTER/ Meluzzi (psicologo): sbagliato vietarli ai bambini, ma attenzione ci sono dei rischi...

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Internet è come la biblioteca di Babele del racconto di Jorge Luis Borges, qualcosa cioè in cui c’è dentro di tutto. E che quindi richiede una grande capacità di discernimento, come un oceano che richiede di saper utilizzare la bussola per poterlo navigare. O, per fare un altro paragone, è come un’edicola, dove puoi trovare il New York Times, Le Figarò, Le monde, ma anche i porno. E’ scorretto però identificare Internet in quanto tale con le cose anche negative che ci si possono trovare, sarebbe come confondere il contenuto con il contenitore.

 

 

Fatto sta che la proposta degli psicologi inglesi è di vietare Internet e il computer in generale fino ai nove anni. Lei è d’accordo?

 

L’unica cosa che vieterei è la parola vietare, non è questa la soluzione da adottare. Né tantomeno voglio uno Stato che si intrometta in questi problemi. Sono contrario ai limiti imposti dagli Stati, perché sono quasi sempre idioti, e non possono fare che danni.

 

 

Ma allora il computer fa male, eppure non esiste rimedio…

 

Il rimedio esiste, ma è completamente diverso. Il computer va sì utilizzato, ma «cum grano salis» e senza creare troppa dipendenza dell’uomo dalla macchina. Occorre cioè che i genitori accompagnino i figli nell’utilizzo del computer, e che quindi anche Internet sia legato a un fare insieme e alle relazioni interpersonali. Per cui non un bambino da solo davanti al monitor, ma tutta la famiglia, magari anche con il nonno, per recuperare quella intergenerazionalità che fa parte della sfida educativa e quell’emozione del giudicare il bene e il male, anche di fronte a una pagina del web che magari si apre inaspettata davanti agli occhi di padre e figlio che stanno navigando su internet. Molto meglio questo, dei cosiddetti filtri automatici per minorenni, che di sicuro non bastano perché sono a loro volta una macchina come i computer.

 

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