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VESUVIO/ Ecco come morirono gli abitanti di Pompei. E il vulcano può risvegliarsi...

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E se Mastrolorenzo, Pappalardo, Petrone e Guarino hanno condotto una ricerca interdisciplinare, analizzando oltre a quanto descritto anche i depositi vulcanici, la struttura della cenere e il Dna delle vittime, associate a simulazioni numeriche al computer dell’eruzione - rivelando per la prima volta le conseguenze della nube vulcanica del 79 d.C. sugli abitanti di Pompei e degli altri siti dell’area vesuviana - la situazione attuale del Vesuvio è molto simile a quella che ha preceduto l’evento catastrofico che distrusse diverse città campane ai tempi dell’Impero romano. Le eruzioni del vulcano esplodono infatti con la massima potenza nei periodi successivi alla fase di quiescenza, come quella in cui si trova attualmente dall’ultima eruzione del 1944. I documenti pubblicati sul sito Internet della Protezione civile, riferendosi al Vesuvio, specificano che «qualora l’attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano». Cioè, fortunatamente, non del tipo in assoluto più disastroso.

 

Gli effetti tragici di quanto accaduto nel 79 d.C., sulla cui dinamica ora è possibile avere una serie di informazioni prima sconosciute. Merito della ricerca dell’Università di Napoli e dell’Osservatorio Vesuviano, dal titolo «Lethal Thermal Impact at Periphery of Pyroclastic Surges: Evidences at Pompeii». Secondo i quattro autori della ricerca, contrariamente a quanto fino a oggi ritenuto dai ricercatori, le vittime non subirono una lunga agonia per soffocamento, ma persero la vita all’istante per l’esposizione ad alte temperature, tra i 300 e i 600 C°. I nuovi risultati sugli eventi termici e meccanici dell’evento del 79 d.C. rivelano come il rischio connesso a una possibile futura eruzione del Vesuvio potrebbe essere di gran lunga superiore a quanto fino a oggi ritenuto dai ricercatori e dalla Protezione civile. Il cui rapporto in ogni caso non si può certo dire proprio rassicurante. Ma che si basa sul presupposto di una certa gradualità degli effetti dell’eruzione sulle aree circostanti al Vesuvio, smentita invece dalla nuova ricerca. Per i quattro ricercatori, e soprattutto per Mastrolorenzo, sarebbe quindi urgente una drastica modifica dell’attuale Piano di Emergenza. Gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano hanno studiato i livelli di cenere in diversi punti dell’area vesuviana. E dai profili tracciati hanno dedotto alcuni parametri: l’altezza e la velocità della nube provocata dal collasso della colonna piroclastica, che in questa eruzione raggiunse i 30 chilometri d’altezza.

 

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