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FRANK FENNER/ Ecco l'uomo che teorizza la fine dell'umanità. E non è il solo...

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Fenner ha anche detto esplicitamente che la razza umana subirà lo stesso destino degli abitanti dell’Isola di Pasqua. Tale isola dell’Oceano Pacifico era inizialmente un’immensa foresta di alti alberi. Per trasportare i famosi Moai (le sculture antropomorfe poste sulle coste), la popolazione necessitava di legname e iniziò una grandissima opera di disboscamento dell’isola. Col passare degli anni, la popolazione continuava ad aumentare, mentre gli alberi, l’habitat della fauna locale, a diminuire. La civiltà crollò quando iniziò una vera e propria guerra civile per il controllo delle ultime risorse rimaste. Quando l’esploratore Cook raggiunse l’Isola di Pasqua alla fine del ‘700, la trovò spoglia di vegetazione e abitata da pochi uomini diventati ormai cannibali per cercare di sopravvivere.

 

L’allarme di Fenner non è certo da sottovalutare, tenendo conto dei successi e dei riconoscimenti ottenuti nel corso della sua vita. Nato nel 1914, Fenner ha partecipato alla seconda guerra mondiale come medico. Girando il mondo, già nel 1945 si batté contro la malaria in Papua Nuova Guinea e per questo fu nominato Membro dell’Ordine dell'Impero Britannico. Iniziò poi a New York uno studio su diversi virus (tra cui il vaiolo) e, tornato in Australia, limitò un’epidemia locale che aveva colpito i conigli. Negli anni ‘70 divenne anche presidente della Commissione mondiale per la Certificazione dell’Eradicazione del vaiolo e nel 1980 poté dichiarare debellato il virus: un grande successo per l’Organizzazione mondiale della sanità che gli diede un riconoscimento ufficiale.

 

Nel corso della sua vita si è anche interessato al tema dell’ambiente diventando nel 1973 direttore del Centro di risorse e studi ambientali dell’Australian National University, che nel 2007 divenne parte della Fenner School of Environment and Society. Nel 1979 Fenner si ritirò dall’insegnamento; ciò nonostante nel 2000 ricevette l’Albert Einstein World Award Science.

 

Fenner gode quindi di una certa autorevolezza e le sue dichiarazioni hanno ovviamente interrogato la comunità scientifica che si è divisa sulla sua teoria. La maggioranza riconosce la gravità della situazione, soprattutto per quel che riguarda i cambiamenti climatici, ma non tutti arrivano a una previsione così catastrofista. Per esempio, Stephen Boyden, anch’egli australiano come Fenner e specialista di battereologia, ritiene che la razza umana abbia la possibilità di comprendere esattamente i gravi rischi che corre, a causa dei mutamenti climatici, e che possa perciò modificare le sue abitudini, i suoi stili di vita e mettere in atto quei cambiamenti necessari a evitare il peggio.

 

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COMMENTI
21/06/2010 - Ottimisti! (Francesco Giuseppe Pianori)

Questi scienziati sono degli inguaribili ottimisti! Fra poco più di un anno, Amadinejad lancerà le sue atomiche su Israele e ci sarà un bel conflitto atomico fra americani, cinesi, russi, indiani, pakistani e coreani. Stupendo! I tanto ammirati aborigeni australiani continueranno a vivere tranquilli e felici per altri 50.000 anni e più e l'umanità sarà rinnovata e felice. Naturalmente, se i capi politici mondiali si metteranno d'accordo, basterà eliminare con l'aborto tutti i bambini nascituri e quelli che scamperanno saranno uccisi con chewing gum all'arsenico. Ai vecchi basterà negare l'acqua. Uomini e donne potranno fare l'amore senza preoccupazioni in mezzo a prati verdeggianti e su lagune allietate da una vegetazione lussureggiante. Le noci di cocco cadranno da sole a nutrirli e i pesci del mare si faranno mettere sulla brace gioiosamente. L'umanità tornerà alla felicità dell'Eden. Pochi, ma buoni. Bellissimo! E io dove sarò? Fra quei pochi eletti, naturlich! Un unico dubbio: chissà se esiste Dio?