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SISMOLOGIA/ Di Toro (Ingv): vi presento la macchina che spiega i terremoti

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Quindi i campioni sbriciolati da SHIVA danno delle informazioni solo su uno dei numerosi aspetti di quel complesso fenomeno naturale che sono i terremoti. Questi studi sperimentali devono essere poi integrati da altre informazioni ricavate dallo studio delle faglie naturali. Il terremoto è infatti il risultato di due processi: la propagazione della rottura, che “libera” i blocchi di roccia ai lati opposti della faglia e, una volta che i due blocchi sono liberi di muoversi, l’attrito dovuto allo sfregamento dei blocchi stessi.

 

La rottura si propaga a velocità di qualche chilometro al secondo, mentre i blocchi scivolano l’uno rispetto all’altro a velocità di qualche metro al secondo. L’apparato sperimentale installato a Roma consente appunto di studiare l’attrito delle rocce quando sono sottoposte a condizioni di sollecitazione tipiche di un terremoto. Dovendo impiegare provini di pochi centimetri di diametro (altrimenti la macchina sperimentale avrebbe dei costi spropositati), il team di Di Toro è in grado di determinare l’attrito delle rocce in un punto della faglia: per avere una visione completa del terremoto, occorre introdurre la geometria della faglia (alla scala chilometrica).

 

«A questo scopo stiamo conducendo una serie di studi nelle Alpi, dove affiorano delle faglie che scatenavano terremoti milioni di anni fa (oggi non ne producono più), per misurare con grande dettaglio la loro geometria. Solo integrando studi sperimentali con studi di terreno che possiamo avere una visione più completa della meccanica dei terremoti».

 

C’è da notare che SHIVA è uno dei pilastri di un programma di più ampio respiro, il progetto USEMS, finanziato dalla Unione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro e all’interno del Programma Specifico IDEAS dell’ERC (European Research Council). Il titolo completo del progetto è Uncovering the Secrets of an Earthquake: Multidisciplinary Study of Physico-Chemical Processes During the Seismic Cycle e comprende rilevamenti geologici e altri studi di tipo mineralogico e geochimico.

 

È un progetto della durata di cinque anni (2008-2013) e Di Toro svolge il ruolo di Principal Investigator. L’idea del progetto è di offrire un’informazione complementare a quella che si ottiene dall’analisi delle onde sismiche. Ovviamente, la sismologia rimane uno strumento potentissimo per lo studio dei terremoti; però le onde sismiche non hanno la risoluzione sufficiente per studiare i complessi fenomeni chimici e fisici che avvengono lungo una faglia durante un terremoto: ecco allora l’importanza di uno strumento come SHIVA, che permette di vedere “più da vicino” cosa avviene durante un terremoto.

 

GUARDA IL VIDEO CON IL FUNZIONAMENTO DI SHIVA

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