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DIABETE/ Un gene lo spegne. Un team di scienziati italiani ha impedito alle cavie l’insorgere della malattia

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Il gene p66shcA agirebbe – spiega Pani - da sensore dei nutrienti, favorendo non solo l'accumulo di grasso nelle cavie, ma anche e soprattutto l'insorgenza di iperglicemia e diabete. Infatti, topi obesi in cui questa proteina viene messa ko sono molto meno suscettibili allo sviluppo della malattia rispetto a cavie extralarge che però hanno il gene funzionante». Il “famigerato” gene «accorcia la vita – continua -, non solo attraverso il meccanismo dello stress ossidativo ma anche informando le cellule, soprattutto quelle adipose, della presenza di un eccesso di cibo da assimilare». Se il gene viene, quindi, disattivato, «si possono ingannare le cellule facendo loro percepire meno cibo di quello che si è realmente mangiato». In ogni caso, non è ancora il momento di esultare. Si tratta, infatti, di «un'applicazione futuribile, ma non immediata. Nondimeno esistono già degli inibitori di p66 in corso di valutazione pre-clinica e il nostro studio continuerá anche in quella direzione».



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COMMENTI
13/07/2010 - Siamo fatti male o... (maurizio candelori)

Io non sono un "addetto ai lavori" per cui faccio la domanda da uomo della strada: ma se ho ben capito qui non si tratta di un gene difettoso ma di uno regolarmente funzionante che dovrebbe essere disattivato. Ma allora mi chiedo: è un gene sbagliato? Cioè siamo fatti male o la sua funzione è importante? Perciò credo che la notizia sia incompleta visto che non si fa cenno alle possibili conseguenze dell'inibizione di questo gene.