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VOYAGER/ I 12.000 giorni della sfida dell'uomo al sistema solare

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Voyager (Foto: Nasa)  Voyager (Foto: Nasa)

L’esplorazione dello spazio è una delle più grandi imprese nella storia umana. All’interno di questa scienza un posto particolare va riservato alla missione Voyager, di cui oggi ricorre un anniversario particolare: sono infatti 12.000 i giorni effettivi di funzionamento della sonda Voyager 1. Concepita ormai quasi quaranta anni fa dagli scienziati della NASA, la missione Voyager è costituita da due satelliti, che hanno il compito di raccogliere informazioni da tutti i pianeti del sistema solare, dalle loro lune, e di studiare le caratteristiche dell’eliosfera, l’immensa “aura” di onde elettromagnetiche generata dal Sole che racchiude l’intero sistema solare, e della sua interazione con il vento solare, il flusso di particelle che dalla fotosfera solare di disperdono nelle profondità dello spazio.

 

La missione Voyager è una delle più impegnative e immaginifiche missioni mai ideate dall’uomo: sopra ognuno dei due satelliti infatti trovano spazio ben 11 strumenti, dalle camere fotografiche, ai rilevatori di particelle ad alta energia, agli spettrometri, ai rilevatori di plasma (particelle a bassa energia). La struttura del Voyager ricorda quella di un radiotelescopio, con uno specchio di circa 4 metri di diametro e un’antenna ad alto guadagno per la comunicazione a lunga distanza, capace di trasmettere circa 15 Kbyte al secondo. Per “guidarlo” a così grande distanza e per raccoglierne i dati, i laboratori JPL (Jet Propulsion Laboratories) utilizzano il Deep Space Network (DSN), un sistema di guida globale per i velivoli spaziali, che si serve di tre basi che lavorano simultaneamente in tre punti ben lontani del globo terrestre: nel Deserto del Mojave (in California), nei pressi di Madrid e a Tidbinbilla (Australia).

 

Nel corso degli anni le due Voyager hanno scoperto una stupefacente quantità di nuovi satelliti dei pianeti solari (25) e hanno fornito immagini spettacolari dai luoghi più reconditi del nostro sistema solare, contribuendo così in modo determinante ad approfondire e in molti casi a modificare la nostra comprensione della struttura fine del nostro ambiente spaziale più prossimo. Si è potuto scoprire per esempio la terrificante e del tutto inaspettata attività geologica di alcuni satelliti di Giove, o si è ipotizzato per la prima volta che Plutone fosse composto più di ghiaccio che di roccia. E’ stata una cavalcata senza sosta, in un rimando continuo a nuove e interessantissime scoperte: pensare alla nostra immagine del sistema solare senza rifarsi ai risultati dei due Voyager è semplicemente impossibile.

 

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COMMENTI
14/07/2010 - Boomerang? (Dario Morandotti)

Grazie per il breve articolo e la precisa presentazione dei dati. Interessante anche la firma e le informazioni codificate contenute nei satelliti. Spero solo che eventuali alieni ne facciano buon uso e si dilettino con Beethoven invece di usarle per progettare una possibile invasione della Terra. Gli abbiamo infatti fornito volontariamente od involontariamente informazioni chiave. Ma questa forse e' un po' fantascienza ... -Dario.