BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPAZIO/ Quando la matematica conta le stelle e ci rivela il linguaggio di Dio

Pubblicazione:

stelle_ammassoR375.jpg

Quanto a Werner, si capisce come sia stato da tempo in compagnia della domanda circa la numerosità delle stelle. Da ragazzo, confessa, voleva fare l’astronomo poi ha scelto la matematica perché desiderava prendere di petto il tema dell’infinito e aveva capito che «ciò che affascina nelle stelle è che danno a chiunque un immediato contatto con l’infinito». Con l’infinito arriviamo alle radici della matematica, che si occupa di strutture del genere del cielo stellato, sia che le affronti dal punto di vista del “continuo” sia da quello del “discreto”. Molto di quello che hanno fatto i matematici, osserva Werner, è stato ispirato da aspetti della fisica, per la quale la natura sembra continua anche se formata da tanti elementi individuali.


Il continuo è il contesto più corretto per capire il mondo; è nelle strutture continue che sono inserite le simmetrie, le armonie e bellezza. Invece con il discreto è tutto più difficile, il calcolo discreto è complicato: «nella mia ricerca, per studiare il discreto devo andare a prendere in prestito elementi continui per poi tornare ai discreti a contare i discreti». Insomma, gli esseri umani aspirano al continuo ma poi sono costretti a fare i conti col discreto e per questo devono tornare al continuo.
È uno dei tanti paradossi, come quelli sui quali si era basata la serata precedente, con una performance multidisciplinare al Teatro Dal Verme introdotta dal direttore del Museo della Scienza Fiorenzo Galli.


La vita è un paradosso continuo, ha osservato Galli. Sia che per παρα-δόξα si intenda un “oltre l’opinione corrente” sia un “al di là del senso comune, della verità”. Il paradosso è «parte integrante dell’infinito irrisolto del pensiero umano, che ad esso ricorre sovente per evidenziare il proprio arrendersi al non conosciuto-conoscibile: quasi come un gioco dialettico – a volte drammatico altre scherzoso – in grado di mascherare (o smascherare?) il dubbio, il mistero, l’incomunicabilità».
Il paradosso è anche il “sale” della vita, quell’elemento che dà stimolo, curiosità, induce alla ricerca, alla sperimentazione, apre interrogativi continui. E non è così paradossale che un evento iniziato con l’elogio del paradosso si concluda scivolando dall’alta matematica alla religione, vista da Auslander come un fattore limitante della conoscenza umana e da Osborne come l’esito di una ubriacatura.


Trainato da un’osservazione dello stesso Odifreddi - che fa notare la singolarità delle coincidenze che vedono lo stesso numero, 100 miliardi, valere per contare le stelle, le galassie, i nostri neuroni e gli uomini vissuti sulla Terra finora – Werner ha concluso ricordando che tutti abbiamo la stessa attitudine verso l’infinito, e tutti abbiamo lo stesso problema di affrontare la vita è le sue asperità: «Per affrontarla bisogna partire dalla condivisione, dal riconoscimento di questo destino comune; e forse il modo migliore è l’ironia, l’arguzia, l’umorismo che sa andare oltre le ideologie».

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
19/07/2010 - Sdrammatizzare la condizione umana! (Silvano Rucci)

Pascal ci ha detto che: "l’uomo è un essere fragile, è come una canna battuta dal vento"! Però l’uomo ha la capacità di “pensare con la propria testa”! Werner dice che tutti abbiamo la stessa attitudine verso l’infinito, e tutti abbiamo lo stesso problema di affrontare la vita e le sue asperità! A mio avviso, per affrontare la vita e le sue asperità bisogna partire dalla capacità di “pensare con la propria testa”, cioè innanzitutto usare le proprie ideologie! Che poi il modo migliore per "sdrammatizzare la condizione umana" di affrontare la vita e le sue asperità sia “l’ironia, l’arguzia, l’umorismo, che sa andare oltre le ideologie”, è uno dei consigli utili per meglio superare il problema comune! Ben venga tutto ciò che ci distoglie dalla monotonia!