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CLIMA/ Allarme dal mare: così sta cambiando il nostro Mediterraneo

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Una veduta dello Stretto di Gibilterra (Foto Imagoeconomica)  Una veduta dello Stretto di Gibilterra (Foto Imagoeconomica)

La tendenza, già apprezzabile a partire dagli anni ‘50, ha subito dal 2005 un’improvvisa accelerazione, destando interesse e preoccupazione per le possibili conseguenze sugli equilibri delicati delle nostre acque e di quelle oceaniche.

 

«Il Mare Nostrum è semichiuso, reagisce in fretta ai cambiamenti e rappresenta un “laboratorio” ideale per gli studi climatici - spiega la Schroeder - Essendo poi in comunicazione con l’Oceano, le sue trasformazioni possono interessare anche bacini distanti e più vasti. Un esempio? Un maggiore apporto di sale e di calore dal Mediterraneo verso l’Atlantico potrebbe, ipoteticamente, interagire con la circolazione termoalina oceanica e con i meccanismi che mantengono in moto la corrente del Golfo. Lo Stretto di Gibilterra, infatti, pur avendo una profondità relativamente ridotta (circa 300 metri), permette una parziale fuoriuscita delle acque profonde mediterranee».

 

La circolazione termoalina è causata dalla diversa densità delle acque di superficie rispetto a quelle sottostanti e garantisce la ventilazione e il ricambio degli strati profondi. «Il Mediterraneo è uno dei pochi posti al mondo dove avviene la convezione termoalina di grandi masse d’acqua. L’acqua densa che si produce nel Golfo del Leone, nel Mar Ligure e nel bacino catalano per effetto dei venti freddi e secchi che soffiano in inverno, sprofonda e si espande, insinuandosi sotto altri strati, innescando un processo di circolazione verticale e orizzontale delle acque, essenziale per la vita».

 

Grazie al processo di formazione di acque dense, il Mediterraneo è anche un grande polmone per la CO2 . Infatti le acque superficiali ricche di CO2, quando sprofondano sequestrano grandi quantità di questo gas serra e, visto il recente verificarsi di eventi di formazione particolarmente intensi, il Mediterraneo occidentale sembra essere molto efficiente da tale punto di vista.

 

«Per il momento, le variazioni che abbiamo rilevato nel corso delle campagne a bordo di Urania, pur significative nella tendenza, sono ancora minime: in quattro anni la salinità registrata è aumentata di 0,024, mentre la temperatura di 0,042 °C. Sebbene possano sembrare valori infinitesimi, sono 4-7 volte più rapidi dei trend riportati dagli studi precedenti».

 

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