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ESCLUSIVA/ Creamer (NASA): "esploratori aperti all'infinito", così ho vissuto sei mesi sulla Stazione Spaziale

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L'interno dell'Iss  L'interno dell'Iss

Per cominciare, fluttuare nell’aria è molto piacevole. Mi ricordo che quando ero ragazzo, guardavo il soffitto e desideravo camminarci sopra; ecco, è qualcosa di simile, una sensazione molto piacevole. L’unico problema è che, poiché tutto fluttua in aria, si ha difficoltà a deporre le cose, non stanno giù: si devono elaborare particolari tecniche per recuperare tutto il materiale che vi gira intorno e non perdersi qualcosa.

 

 

Ci sono molte differenze tra le simulazioni effettuate sulla Terra e la situazione reale a bordo dell’ISS?


In effetti, quando facciamo le simulazioni i nostri modelli dei moduli non sono del tutto fedeli a quelli reali nello spazio, perché certi aspetti non sono riprodotti, a volte per questioni di costo. D’altra parte, non è necessario essere esatti al 100% per ottenere un buon training: il punto veramente importante non è tanto riprodurre in modo perfetto situazioni reali quanto sviluppare le nostre capacità di affrontare le particolari situazioni che si possono presentare in orbita. E le nostre simulazioni questo lo fanno molto bene.


Quali procedure possono essere ancora migliorate, soprattutto per le operazioni di aggancio delle navette?

 

 

Mentre ero lassù, ci hanno raggiunto un paio di Progresses, di Soyuz e tre shuttles e, per quanto mi riguarda, non penso di avere particolari suggerimenti da dare sulle procedure di aggancio. Hanno funzionato bene e noi abbiamo le istruzioni da seguire per fronteggiare eventuali imprevisti e prendere le decisioni necessarie circa il contatto e l’imbarco, o sull’opportunità di ritentare l’aggancio.

 

 

Molte delle funzioni sui moduli sono automatiche. Quali funzioni sono rimaste manuali e che spazio c’è per l’intervento umano? Come affrontate situazioni di emergenza?

 

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