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ESCLUSIVA/ Creamer (NASA): "esploratori aperti all'infinito", così ho vissuto sei mesi sulla Stazione Spaziale

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L'interno dell'Iss  L'interno dell'Iss

L’automazione è una buona cosa, perché ci lascia liberi di fare le attività che richiedono il nostro intervento manuale. Anche l’aiuto da Terra è benvenuto, perché ci lascia più tempo per altre attività che richiedono un intervento personale: come sostituire degli elementi o dei componenti, o occuparsi dei campioni per gli esperimenti.

 

Quando qualcosa non funziona, occorre andare a vedere cosa è successo, stabilire di che problema si tratta e mettere in atto le opportune soluzioni. Devo dire che la parte sulle procedure di emergenza è una delle migliori di tutto il processo di training, dove si impara ad affrontare le situazioni più gravi che potrebbero verificarsi in orbita: come reagire a una depressurizzazione o a un caso di incendio, oppure di fronte a una atmosfera diventata tossica per la perdita di ammoniaca in qualche conduttura dello spazio pressurizzato. Si tratta di cose molto spiacevoli che è bene imparare a conoscere e a risolvere in anticipo, cosi da non avere troppe sorprese se dovessero poi veramente succedere.

 

Le simulazioni vengono fatte considerando un equipaggio di tre persone (nello spazio mi è successo per una decina di giorni di rimanere solo in tre), di cinque o di sei. In caso di emergenza ogni membro dell’equipaggio ha suoi compiti precisi e noi andiamo lassù ben preparati a queste eventuali situazioni.


Per quanto tempo l’ISS e gli altri moduli rimarranno operativi? Quali sono i fattori che limitano la vita operativa della Stazione?


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