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SPAZIO/ In un disco il segreto della nascita delle stelle massicce

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Stelle fotografate dal telescopio spaziale Hubble (Foto Ansa)  Stelle fotografate dal telescopio spaziale Hubble (Foto Ansa)

Una delle teorie proposte prevede che queste stelle possano formarsi grazie a una suggestiva fusione di tante stelle di minor massa, ad esempio da decine di Soli, formatesi singolarmente attraverso il modello dell’accrescimento. Fino a poco tempo fa questa restava solo una teoria.

 

Nella scienza, quando diverse teorie cercano di spiegare un determinato fenomeno fisico, l’unico modo per capire quale sia la più adeguata è trovare un esperimento, nel caso dell’astronomia un’osservazione, che le metta alla prova. È ciò che ha fatto un team di astronomi guidato da Stefan Kraus dell’Università del Michigan (Usa) per cercare di dirimere la questione della formazione delle stelle massicce.

 

Per prima cosa questi astronomi hanno scoperto, dalle immagini di archivio del telescopio spaziale Spitzer nell’infrarosso, la presenza di un jet di materia. Questo jet, che solitamente viene osservato in vicinanza di stelle di piccola massa in formazione, è stato visto accanto ad una stella chiamata IRAS 13481-6124 con una massa pari a circa venti volte quella del Sole. Il team ha così deciso di osservare le regioni circostanti la stella attraverso l’interferometro infrarosso VLTI dello European Southern Observatory (ESO).

 

Questo strumento, con una risoluzione angolare tale da poter distinguere da Terra una vite sulla Stazione Spaziale Internazionale in orbita a circa 400 km dalla superficie terrestre, viene solitamente utilizzato per sondare il bordo interno dei dischi di accrescimento attorno a stelle di piccola massa colte durante la loro nascita. Ciò che hanno scoperto Kraus e collaboratori è che un tale disco di materia è presente anche attorno alla stella di grande massa IRAS 13481-6124.

 

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