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NEUROSCIENZE/ Per vedere meglio, al cervello basta toccare

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L’applicazione clinica non riguarda strettamente la nostra ricerca, però lo studio da noi effettuato ha portato nuove conoscenze a riguardo dei meccanismi di plasticità che si instaurano dopo un danno sensoriale come la cecità. Nei ciechi infatti la corteccia visiva primaria è reclutata per l’elaborazione dell’informazione tattile. Con la nostra ricerca abbiamo dimostrato che le connessioni tra corteccia somatosensoriale e visiva non vengono create ex novo, ma sono un corredo naturale del sistema. Queste nuove informazioni potrebbero essere in futuro utilizzate dai clinici.

 

Come intendete proseguire gli studi?

 

Ora l’obbiettivo primario è quello di valutare quello che accade durante gli esperimenti con la risonanza magnetica. Andare quindi a vedere se le misure comportamentali da noi ottenute corrispondono a una aumentata attività a livello della corteccia visiva primaria. Un altro obbiettivo è quello invece di vedere se il fenomeno dell’integrazione visiva e tattile avviene anche nei bambini. Questo perché è stato scoperto recentemente che fino ai sei anni di età l’integrazione avviene in maniera differente rispetto all’adulto, addirittura sembrerebbe in maniera opposta.

 

(a cura di Daniele Banfi)



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