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ALTA FORMAZIONE/ "La ricerca scientifica e il futuro della specie": scienza e filosofia a confronto, per il rilancio del Meridione

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I migliori scienziati si mostrano invece convinti che il confine delle proprie competenze non costituisce un non plus ultra assoluto dell’umano interrogare, ma evoca il complementare impegno conoscitivo di filosofia ed etica. Lo hanno puntualizzato, ciascuno con la sua peculiare attrezzatura e sensibilità, Marco Bersanelli, Francesco Riggi, Fortunato Tito Arecchi. Il corso, del resto, ha perseguito in maniera radicale l’interdisciplinarietà, chiamando a consulto anche le arti, riconoscendo loro uno statuto di veri e propri saperi, come hanno ribadito le conversazioni di Costantino Esposito e Davide Rondoni, come hanno fatto intuire le lezioni-concerto di Pietro Bonaguri (sulle composizioni per chitarra dei musicisti italiani contemporanei) e di Nino Faro e Fabio Nastasi (sul pianismo di Chopin).

 


Notevole l’adesione dei corsisti, cinquanta giovani studiosi italiani – davvero non pochi, se si considera il carattere fortemente selettivo dell’iniziativa – a cui si sono aggiunti anche docenti svizzeri e spagnoli, qualificando ulteriormente il parterre. Si capisce che una platea del genere consentisse un livello sempre elevato di riflessione e discussione. Meno scontato il clima di dialogo e di amicizia che ha finito per coinvolgere tutti: il corso è stato al tempo stesso e indissolubilmente un’occasione di messa a fuoco culturale e un’opportunità di incontro fra persone, disposte a mettere in gioco, insieme al proprio pensare, anche il proprio umano, o meglio, a superare gradualmente la barriera artificiosa tra l’uno e l’altro.

 

In definitiva, l’eredità, tipicamente moderna, di un dualismo inconciliabile fra riflessione ed emozione, pubbliche argomentazioni e decisioni per l’esistenza, si dimostra sempre più fuorviante: un ostacolo all’approfondimento scientifico, piuttosto che la condizione del suo darsi. Il fatto è che il movimento della conoscenza ha origine nella totalità dell’uomo, o se si vuole nelle istanze che ne definiscono la figura intera. Ed è parsa chiusura pertinente dei lavori la testimonianza di Pietro Barcellona sul dramma che ogni rapporto significativo mette in atto: se al di là dell’orizzonte c’è il niente, come faccio ad amarti oltre il niente? Si può discutere se l’avventura conoscitiva riesca o meno a sciogliere il lacerante enigma, ma è difficile negare che essa ne cerchi, in vario modo, la chiave.


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