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ALTA FORMAZIONE/ "La ricerca scientifica e il futuro della specie": scienza e filosofia a confronto, per il rilancio del Meridione

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 Non è indifferente che queste due intensissime settimane si siano svolte a Catania. Si è mostrato così, e non con una dichiarazione d’intenti, ma attraverso un’esperienza in atto, che esiste una nuova e produttiva modalità di affronto dell’emergenza Mezzogiorno (emergenza ben visibile anche nel settore dell’Università e della ricerca). Non la questua più o meno querula, poco o tanto aggressiva, in cerca di un assistenzialismo deresponsabilizzante, bensì un’iniziativa libera animata da un’intenzione e passione culturale, insomma una creatività all’opera, che chiede riconoscimento e supporto in forza della sua qualità.

 

E come non è mancata l’attenzione da parte dei destinatari, convenuti nel capoluogo etneo da tutte le regioni d’Italia, con sorprendente l’inversione del trend che prevede un flusso intellettuale esclusivamente orientato verso Nord, così non è mancato il sostegno di associazioni ed enti che hanno sposato la proposta di Barcellona e del comitato scientifico: il consorzio Nova Universitas, l’Associazione Euresis, la Fondazione per la sussidiarietà, la Fondazione Credito Valtellinese. La coscienza di questa impostazione, che mette al centro l’intrapresa di soggetti qualificati, è emersa in un incontro pubblico su Cultura e Università nel Mezzogiorno che cambia, con Carlo Lauro, Giorgio Vittadini e Pietro Barcellona; un momento di confronto con il mondo universitario, in cui si sono profilate, fra l’altro, le potenzialità di un Mezzogiorno tutt’altro che condannato a recitare il suo requiem, quando la posizione geografica ne fa la cerniera ideale fra Europa e Mediterraneo. A patto che si vinca la malaugurata alleanza tra un centralismo burocratico indifferente alle eccellenze e una prassi clientelare che riproduce incompetenze e sprechi.

 

Dietro le quinte, il lavoro per una successiva edizione del corso è già iniziato, nell’auspicio di una stabilizzazione, magari con cadenza annuale. C’è speranza se questo accade a Catania. Se si dispiega anche a queste latitudini uno scenario che attrae meridionali e non, coinvolgendo gli interessi di tutti. In definitiva, il Sud non è chiamato a mettere eternamente a tema se stesso e le sue problematiche sorti, al contrario può ospitare questioni universali; proprio questa ritrovata capacità di trascendere controversie di campanile e dibattere di filosofia e neuroscienze, etica e biologia, insomma di problemi planetari e non municipali, è la spia di una crescita. Insperata ma reale.

 

(Di Sergio Cristaldi)

 



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