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COSMOLOGIA/ Bersanelli: vogliono cancellare il Big Bang, ma non ci spiegano quel che vediamo

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La mappa elaborata da Planck (Foto ESA/ LFI & HFI Consortia)  La mappa elaborata da Planck (Foto ESA/ LFI & HFI Consortia)
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Ebbene, Wun-Yi Shu non vuol sentir parlare di energia oscura e riparte dalle classiche equazioni del campo gravitazionale di Einstein senza però introdurre la cosiddetta costante cosmologica; assume inoltre l’ipotesi che la velocità della luce e la costante di gravitazione universale di Newton non siano costanti ma cambino valore con l’espansione. Quest’ultima poi sarebbe variabile, alternando fasi di accelerazione ad altre di decelerazione. Di conseguenza non ci sarebbe nessun botto iniziale e nessuno stadio finale, mentre tempo e spazio continuerebbero a convertirsi l’uno nell’altro.

 

Ma come reagiscono a questa visione gli scienziati che stanno studiando l’universo proprio nei suoi momenti iniziali, a ridosso del Big Bang? Secondo Marco Bersanelli, astrofisico dell’Università degli Studi di Milano, «si tratta di una nuova versione di un’idea vecchia, che risale a Paul Dirac negli anni ‘30, quella della variazione delle costanti di natura con il tempo cosmico: in particolare della velocità della luce e della costante di gravità. Questa versione, che eliminerebbe dal punto di vista dinamico la necessità di una fase iniziale calda dell’universo, è però in grave difficoltà di fronte ai numerosi dati che vengono dalle osservazioni cosmologiche e astrofisiche».

 

Bersanelli indica quindi la serie di riscontri derivanti dalle osservazioni, che negli ultimi tempi sono diventate sempre più potenti e precise. «È infatti consolidata l’osservazione dell’abbondanza degli elementi leggeri primordiali (elio e deuterio in particolare) in pieno accordo con le previsioni di una fase primordiale calda dell’universo, quando nella prima manciata di minuti dopo il Big Bang la temperatura doveva essere ovunque equivalente a quella che oggi si trova al centro delle stelle».

 

E poi fa riferimento alle misure che lui stesso sta elaborando a seguito dei dati raccolti dalla sonda spaziale Planck, la missione dell’ESA tuttora in corso e della quale il fisico milanese è uno dei leader: «Ancor più schiaccianti, dal punto di vista osservativo, sono le caratteristiche e l’esistenza stessa del fondo cosmico di microonde, la luce primordiale rilasciata nell’universo 14 miliardi di anni fa. Oggi possiamo misurare con grande accuratezza le proprietà fini di questa luce fossile (spettro, anisotropia e polarizzazione), che sono state previste prima della loro osservazione, proprio ipotizzando l’esistenza della fase iniziale calda dell’universo». È con questi dati che ogni nuova teoria deve fare i conti, senza arrivare affrettatamente a conclusioni ad effetto.

 

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COMMENTI
13/08/2010 - La storia si ripete ? (Vittorio Cionini)

Difficile dire se le teorie di Wun-Yi Shu saranno la chiave per fare il passo avanti che tutti si aspettano per uscire dal groviglio di assurdità (big bang, materia oscura etc) nel quale ci siamo cacciati volendo tenere fissi concetti illogici come il limite della velocità della luce e la costante gravitazionale. Prima o poi qualcuno ci riuscirà. Naturalmente non sarà facile far digerire una teoria semplificatrice ad una comunità scientifica che trova prestigio e finanziamenti colossali per catturare un neutrino sfigato o un'onda gravitazionale randagia. Galileo docet. Vittorio Cionini