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PROTAGONISTI/ L'amico dei fiori e delle stelle, nel ricordo di un allievo

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Con un’instancabile attività di conferenze, il nobile proponimento incontrò l’adesione del Comune e generose risposte: in pochi anni ottenne la donazione di uno stupendo telescopio equatoriale Merz da 20 cm (dalla signora Zaira Morganti Spina), dei terreni (dalla signora Sofia Stringher Zambeletti) e i soldi per la costruzione dell’osservatorio “G. Schiaparelli” (dai coniugi Adele e Sai Vita).

I lavori iniziarono nel 1963 e mancando una strada, tutto salì per una mulattiera. Nello stesso anno fu fondata la Società Astronomica Schiaparelli. I soldi erano finiti: Furia divenne minatore e i soci spaccapietre per realizzare oltre 1 km di strada, che fu asfaltato manualmente. Questo è l’incipit di una lunga storia che dimostra di quale stoffa fosse Furia.

Sono suo collaboratore dal ’72 e l’ho visto lavorare per ore col martello pneumatico, o la fresa mangianeve; anche di notte perché poi bisognava essere in ufficio. Creato l’osservatorio, il centro meteo, la serra e il centro studi botanici, si dedicò con passione al progetto del parco, di cui il giardino botanico era il nucleo di vetta. Fu sostenuto da vari accademici dell’Università di Pavia, dove tenne anche lezioni di legislazione dell’ambiente.

Il parco regionale di Campo dei Fiori vide la luce solo vent’anni dopo (1984). Per le sue capacità organizzative Furia fu coinvolto in numerose azioni pubbliche. La più impegnativa fu il coordinamento per la provincia di Varese dei soccorsi diretti in Irpinia, appena dopo il sisma. Fu nella sua interazione col Commissario Straordinario G. Zamberletti che si formarono i progetti per la Protezione Civile.

Queste sono le grandi linee dell’azione di Furia: un’eredità visibile in opere concrete, e riposta nel cuore dei suoi moltissimi allievi.



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