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PROTAGONISTI/ Nicola Cabibbo: quell' "angolo" di Nobel che a Stoccolma non hanno voluto vedere

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Nicola Cabibbo (Foto: Imagoeconomica)  Nicola Cabibbo (Foto: Imagoeconomica)
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I costituenti elementari della materia appartengono a due famiglie. Una di queste è costituita dai leptoni, dei quali fanno parte ad esempio l’elettrone e il neutrino. I leptoni conservano indelebilmente il ricordo della loro provenienza: se ad esempio un elettrone si scontra (interagisce) con altre particelle, la sua natura elettronica non viene mai annullata a meno che l’elettrone incontri la sua antiparticella, cioè il positrone. In questo caso le due particelle si trasformano in sola energia raggiante. Questa caratteristica del leptoni si traduce dicendo che il sapore (in inglese flavour) dei leptoni si conserva.

 

Dell’altra famiglia fanno parte ad esempio i costituenti dei nuclei, cioè neutroni e protoni. Si è trovato però che queste particelle non sono effettivamente elementari, ma sono a loro volta costituite da componenti puntiformi detti quark. I quark sono sei e contrariamente ai leptoni non conservano la loro origine; si dice che i quark possono non conservare il loro sapore. Ciò avviene quando i quark interagiscono attraverso le forze nucleari deboli, mentre le forze nucleari forti mantengono il sapore dei quark.

 

La teoria dell’angolo di Cabibbo fornisce la probabilità che un quark, interagendo con altri quark attraverso forze nucleari deboli, si trasformi in un altro tipo di quark. In verità Cabibbo formulò la sua teoria ancora prima che fosse scoperta l’esistenza dei quark, studiando il comportamento di alcuni tipi di particelle. Sfruttando anche la spiegazione proposta da Cabibbo, Gell-Mann ipotizzò poco dopo l’esistenza dei quark, dando origine allo sviluppo dell’attuale teoria delle particelle elementari.

 

Infine il modello inizialmente proposto da Cabibbo fu ampliato da Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa che ipotizzarono l'esistenza di altri due quark rispetto ai quattro che si conoscevano a quell’epoca, ipotesi verificata poi sperimentalmente.

 

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