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VERSO IL MEETING/ 2. A Rimini per scoprire il numero segreto della simmetria

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Potete fare dei test sperimentando trasformazioni e invarianze sui celebri disegni dell’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher, cercando di individuare i singolari e fantasiosi tasselli generatori e i loro spostamenti che vanno a comporre quegli strani incastri di pesci, diavoli, cavalieri e lucertole. Come pure potrete ripetere lo stesso esercizio sulle immagini delle splendide decorazioni dell’Alhambra di Granada, dove gli artisti moreschi, inconsapevolmente, hanno rappresentato proprio quel numero di gruppi di simmetria individuato da Fedorov e Polya.

 

Non sarà un esercizio semplice. Forse vi sarà più agevole rinunciare alle strutture bidimensionali, come i mosaici, e provare con quelle monodimensionali, come i fregi, tipici dell’arte greca (sono appunto le “grechine” scolastiche) e romana: anche qui è stato dimostrato che c’è un numero limitato di trasformazioni, solo che sono meno delle precedenti e potreste trovarle.

 

Non è però solo la perfetta simmetria che suscita il nostro senso del bello. I curatori della mostra citano Louis de Bernieres quando dice che “il cuore umano ama un po’ di disordine nella sua geometria”; e segnalano come in alcune esecuzioni musicali per ottenere una soddisfazione nell’ascolto si provocano delle rotture di simmetrie troppo elementari. E proprio il “disordine” così ottenuto, che è tutt’altro che caos, fa riconoscere e apprezzare la struttura di simmetria che lo ospita. Lo sottolineava anche il grande matematico Hermann Weyl: “L’arte, come la vita stessa, è portata a mitigare, sciogliere, modificare e perfino spezzare la rigidezza della simmetria. Raramente però un’asimmetria indica semplicemente un’assenza di simmetria”.

 

Per questo tutti siamo naturalmente portati a ricercare la regolarità di strutture nascoste nella realtà di immagini quotidiane che sembrano dominate dal continuo stabilirsi e interrompersi di simmetrie. È forse un modo di esprimere la convinzione, spesso implicita, che ci sia qualcosa di profondo e imponente dietro al gioco dei modelli e delle forme.



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