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METEOROLOGIA/ Sarà una pioggerella o un alluvione? Te lo dice il radar in banda X

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Come osserva Roberto Cremonini, del Dipartimento Servizi Previsionali dell’ARPA Piemonte «se volessimo ottenere un risultato analogo con una rete di pluviometri dovremmo installare 62.850 strumenti!». Il radar meteorologico è uno strumento per l'osservazione delle nubi e delle precipitazioni. L'onda elettromagnetica emessa dal radar sotto forma di impulsi viene retrodiffusa dalle nubi, che costituiscono il bersaglio meteorologico. La misura della potenza e della fase della radiazione ricevuta permette di caratterizzare la natura del bersaglio meteorologico.


In particolare la misura di potenza risulta legata alla quantità d'acqua presente nella nube, mentre la misura della fase permette di ricavare un'informazione legata alla velocità di spostamento della nube. Poiché il radar non effettua una misura diretta di parametri meteorologici, per ottenere delle informazioni di maggiore utilità in ambito idro-meteorologico è necessaria l'applicazione di opportuni algoritmi: per questo si parla di stima (e non misura) della precipitazione. Ma cos’ha di speciale questo radar?

 

 

«Fino a pochi anni fa erano operativi in prevalenza radar in banda C (5 cm) e in banda S (10 cm), che risentono poco dell'attenuazione da precipitazione. L'applicazione della polarimentria alla banda X (3 cm) ha reso utilizzabile anche questa banda per applicazioni locali. Oltre al nostro strumento in Italia ve ne sono altri quattro del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. In Francia Météofrance sta realizzando una rete di tre radar (fissi) per colmare l'assenza di misure sulle Alpi Marittime. Rispetto alle altre bande (C ed S) questo radar è più compatto e meno costoso. Il range è ridotto, ma la risoluzione spaziale e temporale migliore: di fatto è uno strumento complementare ai radar fissi, utile per campagne di misura, specie nelle valli alpine, per meteorologia urbana, a supporto della gestione del rischio idrogeologico in grandi città».


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