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LA STORIA/ Landi (ricercatrice): vi racconto la mia vita a fianco dei "giganti" Usa

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Si vede anche dalla possibilità di trovare a pochi passi esperti delle più diverse discipline con cui scambiare idee; dal favorire collaborazioni con i più grandi esperti in tutto il mondo: l'NIH è spesso a capo di consorzi internazionali che radunano esperti di una determinata disciplina perché si affrontino insieme i problemi più complessi.

E ancora, dalla verifica continua dei risultati e del lavoro fatto: per esempio da noi anche coloro che hanno la "tenure", cioè il posto di lavoro permanente, sono soggetti alla cosiddetta "site visit", in cui esperti dai migliori centri di ricerca del mondo devono valutare ogni quattro anni l'operato del ricercatore in esame: se non viene ritenuto adeguato per gli standard più alti, a quel ricercatore possono essere tagliati i fondi della ricerca o gli viene chiesto di cambiare approccio o addirittura lavoro.



Nell’esperienza dei ricercatori di un centro del genere, prevale la competizione o la cooperazione per la comune ricerca della verità?

 

Quanto più il progetto ha a che fare con lo specifico interesse del ricercatore e quanto più è grande la portata, tanto più prevale la competizione. Molto si gioca su chi arriva prima, perché se arrivi prima a fare una scoperta, la pubblichi per primo e diventi più famoso: è quindi più facile che tu riesca a ottenere più fondi per la ricerca successiva e quindi che tu possa continuare a pubblicare bene e prima degli altri. Così il ciclo si perpetua; ed è sempre più una corsa per arrivare primi.

Ma, come ho già accennato, quanto più le ricerche si fanno complesse, tanto più prevale il mettersi insieme per trovare la risposta. Però anche in questi consorzi internazionali non è facile, perché ognuno ha il suo interesse da difendere. Per esempio, i giovani hanno bisogno di pubblicare molto con il primo nome per avanzare nella carriera e quando si lavora insieme è difficile far emergere uno sugli altri.

È vero che le regole per la valutazione della carriera stanno cambiando, ma per il momento sono dominate dalla verifica dell'indipendenza del ricercatore nel portare avanti una determinata ricerca, cosa che è difficile da dimostrare quando si lavora insieme. Allora spesso si ricorre a regole per garantire la correttezza del procedimento. Per esempio, è sempre più comune mettersi d’accordo sull’ordine degli autori dei futuri articoli ancora prima di iniziare le analisi, proprio per evitare spiacevoli discussioni e lotte alla fine del lavoro. Oppure si cercano le "win-win situations", le situazioni in cui tutti alla fine ci guadagnano qualcosa.

Ci sono tuttavia casi in cui l’interesse è tale o si ha ben presente che si è sulla soglia di qualcosa di nuovo e potenzialmente importante: allora si abbattono tutte le barriere e ci si butta a lavorare insieme per arrivare alla verità di quella cosa.



A lei sono capitate situazioni simili?

 

Sì, l’ho potuto sperimentare. Lavorare insieme così è bellissimo. Ma per tenere questa posizione devi sentire forte il desiderio di conoscere, di arrivare alla verità, di capire; per cui non puoi più accontentarti semplicemente del primo o dell'ultimo nome sull’articolo o del grande discorso al congresso: vuoi di più, vuoi lo stupore davanti al nuovo, la sorpresa del dato (perché anche quando il dato conferma un’ipotesi attesa è sempre una sorpresa).

 

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