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LA STORIA/ Landi (ricercatrice): vi racconto la mia vita a fianco dei "giganti" Usa

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Mantenere una posizione così semplice di fronte al dato e lavorare con passione per la verità è raro. Ho in mente un famoso professore, incontrato anni fa, che è stato per me un grande maestro perché aveva uno sguardo sempre incuriosito e gli interessava capire davvero come stanno le cose anche se questo poteva negare le sue ipotesi, quelle per cui era diventato famoso.

Ma in generale, per conservare questa posizione devi avere il cuore desto e questo, nella mia esperienza, lo rende possibile l'appartenenza a un luogo che continua a riaffermare l'ideale, a richiamarti, per cui tu nel tempo ti trovi cambiato e diventa più difficile ridurre il desiderio. L’immagine del ricercatore percepita dal grande pubblico è quella di chi passa da una scoperta all’altra, da un successo all’altro, di uno che ha a disposizione procedure e strumenti tendenzialmente infallibili.

 

Qual è la realtà quotidiana di un lavoro come il suo?

 

La realtà quotidiana è spesso dura e routinaria. Sono ore e ore al computer a leggere o scrivere articoli, a scrivere progetti per ottenere fondi, ad analizzare o interpretare dati, a partecipare a conference call o meeting o commissioni per stabilire grossi progetti futuri o verificare piccoli dettagli tecnici. Possono passare anni prima di poter sapere se quello su cui stai lavorando porta un risultato importante.

Gli strumenti che usiamo sono sempre approssimativi. E paradossalmente questo è tanto più vero con le nuove tecnologie, che hanno fatto passi giganteschi negli ultimi anni, ma che permettono di raccogliere valanghe tali di dati che distinguere quello che è il rumore di fondo dal dato reale è davvero un'impresa e spesso ci si arriva per approssimazione.

Si parla sempre di un range di probabilità che la lettura del dato sia corretta e si accetta la conclusione quando la probabilità di errore è bassa (ma sempre presente); e anche quando lo stesso risultato è replicato in studi indipendenti, è sempre un po' diverso dal primo, la variabilità c'è sempre.

 

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