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PROTAGONISTI/ Nelson: la mia matematica dell'infinito che lotta contro l'ignoto

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Non nasconde la sua sorpresa, anche a una prima visione veloce, per l’impatto positivo della mostra e per la capacità del team che l’ha realizzata di assemblare in un percorso impegnativo ma attraente, contenuti così vasti e significativi. Ha anticipato a Ilsussidiario.net alcune sue riflessioni.

 

Iniziamo da una domanda classica: una questione sulla quale si dibatte da sempre, e forse si continuerà a dibattere, è se la matematica si scopre o si inventa. Lei cosa ne pensa?

Direi che la matematica si inventa. Naturalmente si tratta di una mia valutazione: io ritengo che non esista una realtà matematica esterna a noi: la matematica è il frutto di un’invenzione umana. Ma attenzione. Non è un’invenzione arbitraria. È certamente un’invenzione sociale: non si fa la matematica da soli; è un lavoro comune, in rapporto continuo con i colleghi, e non solo quelli attuali ma anche quelli del passato (come si può vedere nel percorso introduttivo della mostra).

Soprattutto non è arbitraria perché passa attraverso il rigoroso processo della dimostrazione (anche questo uno dei passaggi cardine della mostra). C’è da aggiungere che anche la fisica moderna, in certe sue punte avanzate come la cosiddetta teoria delle stringhe, è molto più simile alla matematica e manca ancora di un riscontro con dei dati misurabili: non è quindi più così chiaro se si tratti di scoperta o, anche in quel caso, di invenzione.

 

La matematica si è sviluppata in tante direzioni (nella mostra è raffigurato l’albero delle matematiche…) e oggi affronta problemi molto complessi. Però c’è ancora tanto da capire su alcuni elementi basilari, ad esempio sugli stessi numeri. È uno dei tanti paradossi o è naturale che sia così?



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