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PROTAGONISTI/ Nelson: la mia matematica dell'infinito che lotta contro l'ignoto

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Dove trova personalmente il valore e il senso di ricerche che non sembrano avere applicazioni pratiche (almeno per ora)?


È per il gusto della sfida, della lotta contro l’ignoto. Quando un matematico sceglie un tema su cui concentrarsi, cerca sempre un problema difficile, arduo, ma non impossibile, per avere la gioia della conquista, della scoperta di qualcosa di veramente nuovo. Noterà che ho usato il verbo scoprire anche se prima mi sono dichiarato non platonico, cioè contrario all’idea della matematica come scoperta: ma qui mi riferisco al riflesso psicologico, che tocca più l’atteggiamento del ricercatore che le questioni epistemologiche.

Anche il confronto con i colleghi, sia nella forma della competizione che in quella della collaborazione, sono ulteriori motivazioni e fonti di gusto e soddisfazione. L’aspetto delle possibili applicazioni è di secondaria importanza (anche se può avere la sua rilevanza): per i matematici ha valore il lavoro in sé stesso. Prima di aver raggiunto la dimostrazione, la soluzione del problema, il valore è nel ricercarla; e prima ancora nel far emergere la domanda giusta da porre, quella che spianerà la strada verso la soluzione.

È in questo senso che altre volte ho parlato di valore spirituale della matematica, prima ancora del suo valore pratico applicativo: spirituale proprio nel senso del cuore che è a tema in questo Meeting. Anche nella matematica è il cuore che ci spinge a provare, a cercare, a porre problemi, a dimostrare teoremi nuovi.

 

E come convincere il pubblico, anche in tempi di difficoltà economiche, dell’importanza di finanziare anche ricerche di questo tipo?

Per un matematico la risposta è facile: per fortuna la matematica non ha le grandi esigenze economiche di altre discipline. E poi c’è la necessità di garantire la continuità attraverso l’insegnamento e questo è più facile giustificarlo. D’altra parte, in genere i matematici si accontentano di poco ...

 

Un suo commento a caldo alle recenti designazioni dei vincitori dei premi all’ICM 2010 in corso in India? Conosce qualcuno di loro i loro lavori?

Non conosco i giovani vincitori delle medaglie Fields ma ho letto il lavoro del russo Stanislav Smirnov, ora docente all’università di Ginevra: riguarda la dimostrazione dell’invarianza conformale della percolazione e del modello di Ising nella fisica statistica. È un lavoro molto bello, molto profondo e lo ritengo senz’altro meritevole della Fields Medal.



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