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NANOTECNOLOGIE/ La nuova frontiera della cura infracellulare non è così lontana...

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L’oncologo milanese si appassiona nel descrivere il “viaggio” della nanoparticella multistadio nel microcosmo della cellula da guarire: la particella attraversa la membrana cellulare e, per le proprietà chimiche del primo stadio, rilascia nel citoplasma un certo farmaco; poi continua sulla rotta programmata ed entra nel nucleo della cellula dove viene rilasciata la sostanza del secondo guscio con un altro effetto ad hoc.

Tutto questo risponde a un’esigenza emersa dalle ultimi scoperte in oncologia, che hanno individuato dei bersagli per le terapie intelligenti ma hanno anche capito che non basta colpire un solo bersaglio ma serve un fuoco di fila su più bersagli. L’ultimo campo di applicazioni, che va oltre la stessa oncologia, riguarda la medicina rigenerativa. «Mettendo da parte la polemica sull’impiego delle cellule staminali, dato che si è visto che con le embrionali non si va da nessuna parte, dobbiamo registrare grandi passi avanti nell’impiego di quelle adulte. Anche queste hanno bisogno di essere governate e differenziate secondo i nostri scopi: bene, le nanotecnologie stanno producendo una serie di nano materiali con i quali si possono costituire delle matrici di supporto per rieducare le cellule staminali adulte a differenziarsi in modo da produrre tessuti nuovi».

Una dei programmi sperimentali di Ferrari, su commessa dell’esercito statunitense, è indirizzato alla cura di quei soldati vittime delle esplosioni di mine e che possono vedersi applicate agli arti delle protesi che poi vengono riassorbite nel tempo, via via che le staminali ricostruiscono il tessuto danneggiato.



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