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PROTAGONISTI/ Rizzolatti: i neuroni ci insegnano che abbiamo bisogno degli altri per esprimere noi stessi

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Credo siano due i fattori. L’approccio etologico e il concetto che ogni neurone ha una sua storia da raccontare. L’approccio etologico consiste nello studiare le scimmie mentre agiscono in un ambiente amico. Tipicamente invece il sistema motorio era ed è studiato usando animali condizionati che compiono dei “tasks” inventati dallo sperimentatore. La ricchezza del comportamento animale è persa.

L’altro fattore è stato quello di decifrare per ogni neurone a che stimoli effettivamente risponda e in che occasioni si attivi. Studiando così i neuroni si scopre che cosa dicono l’uno all’altro. Queste due modifiche alla maniera tradizionale di studiare il sistema motorio hanno permesso di scoprire proprietà inaspettate del sistema nervoso, inclusi i neuroni specchio e di capire meglio come funziona il nostro cervello.

 

Quali sono stati in questi anni i principali sviluppi della vostra scoperta?

 

La scoperta che i neuroni specchio non sono una peculiarità della corteccia motoria di scimmia, ma sono un esempio di un meccanismo generale presente in varie specie (oltre le scimmie e l’uomo, alcune specie di uccelli) e che il meccanismo specchio è alla base di molteplici funzioni: dal capire le azioni altrui, all’imitazione, fino alla condivisione delle emozioni. Ci sarebbero poi le applicazioni alla patologia; ma questo è un’altra storia.

 

L’esistenza dei neuroni specchio nell’uomo, cosa dice circa il modo con cui conosciamo?

 

I neuroni specchi indicano che accanto ad una maniera logica, induttiva di capire gli altri (alla Sherlock Holmes), ve n’è un’altra basata sul meccanismo specchio, che ci permette di capire le persone, rivivendo in noi le loro esperienze (conoscenza in prima persona).

 

C’è quindi una prevalenza, nei processi cognitivi, dell’azione, dell’esperienza rispetto ad altre componenti come la percezione, la riflessione, la deduzione logica, ecc.?

 

Penso che l’azione sia l’inizio di tutta la nostra conoscenza, inclusa la percezione. Nell’uomo si sono sviluppate con l’evoluzione capacità logiche che ci permettono di capire il mondo e i nostri conspecifici in maniera inferenziale, non solo empatica. Il meccanismo di base della vita sociale è però quello empatico.

 

Ci sono o ci potrebbero essere quindi ricadute sul modo di impostare i processi di apprendimento, dalla scuola all’addestramento sul lavoro?

 

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