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GEOLOGIA/ Ecco il supercomputer che "vede" come si muove la superficie terrestre

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Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin  Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin

Gli informatici e i geofisici dell’università del Texas di Austin e del California Institute of Technology (Caltech) hanno sviluppato un nuovo algoritmo per computer che consente di ottenere, per la prima volta, modelli simultanei dello scorrimento del mantello terrestre, dei moti su larga scala delle placche oceaniche e del comportamento delle dorsali e delle faglie sulla crosta. Il risultato è una straordinaria possibilità di visualizzare la tettonica delle placche e le forze che la determinano.


Il nuovo metodo, descritto nell’ultimo numero della rivista Science, è frutto della collaborazione degli informatici del texano Institute for Computational Engineering and Sciences (ICES) e dei geofisici del laboratorio sismologico dell’università californiana. Insieme hanno spinto alle estreme conseguenze una tecnica computazionale denominata Adaptive Mesh Refinement (AMR).

 

Per comprenderne i vantaggi bisogna considerare che per descrivere i flussi del mantello si devono risolvere dei sistemi di equazioni differenziali alle derivate parziali e lo si fa suddividendo la zona interessata secondo una rete. Solitamente la soluzione si mantiene la stessa lungo tutta la rete; tuttavia, molti problemi dipendono da una dinamica a piccola scala che si applica solo in aree limitate. Ebbene, il metodo AMR si adatta alla situazione e spinge i calcoli ad alta risoluzione solo là dove è necessario. La conseguenza è che vengono ridotti i nodi della rete, rendendo possibili simulazioni finora proibitive.
 

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