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GEOLOGIA/ Ecco il supercomputer che "vede" come si muove la superficie terrestre

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Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin  Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin
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C’era però un problema di risorse hardware. La gestione adattativa di migliaia di processori è molto complessa e gli algoritmi AMR finora non riuscivano ad applicarsi bene ai moderni supercomputer a petascala, quelli cioè che possono eseguire un milione di miliardi di operazioni al secondo (un petaflop). Il nuovo algoritmo ha superato l’ostacolo, consentendo una gestione adattativa fino alla scala delle centinaia di migliaia di processori dei supercomputer oggi disponibili. Si riduce in tal modo di un fattore 5.000 il carico delle simulazioni che sono state affidate all’attività notturna del supercomputer Ranger dell’Advanced Computing Center di Austin supportato dalla National Science Foundation (NSF) e in grado di macinare 504 trilioni di operazioni al secondo.


L’elemento chiave del modello è l’aver incorporato i dati in una moltitudine di scale, seguendo così il comportamento della natura dove molti fenomeni coinvolgono una varietà di scale: ad esempio - spiegano i geofisici del Caltech - alla scala più grande, quella del’intero pianeta, il movimento delle placche tettoniche è una manifestazione dell’enorme motore termico che genera i moti convettivi del mantello sottostante. I confini tra le placche però, sono formati da centinaia o migliaia di singole fratture che insieme costituiscono delle faglie attive: sono queste a rivestire un ruolo decisivo per il funzionamento di tutta la tettonica terrestre e finché non si riesce a simulare il loro comportamento, non si può avere un’idea della dinamica globale del pianeta.

 

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