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GEOLOGIA/ Ecco il supercomputer che "vede" come si muove la superficie terrestre

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Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin  Credit: Georg Stadler, Institute for Computational Engineering & Sciences, UT Austin
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Nel nuovo modello è stata creato un reticolo con la risoluzione di circa un chilometro nelle zone di confine delle placche. la simulazione è stata poi integrata con i dati sismici e con quelli relativi alla temperatura, densità e viscosità delle rocce, alla loro durezza, rigidità e deformabilità. Le deformazioni studiate non sono di tipo lineare e il cambiamento anche di un singolo parametro può produrre effetti diversi e complessi. Tuttavia, dopo 100.000 ore di tempo di calcolo il modello ha dato il suo responso, mostrando velocità e spostamenti sia della grandi placche che delle microplacche. Con la sorpresa di trovare molti movimenti anomali proprio nelle placche più piccole. Ad esempio, nel Pacifico occidentale si sono osservati (nella simulazione) i moti tettonici più rapidi mai osservati in qualsiasi altra zona, determinando quello che viene denominato un processo di “solchi retrogradi”.


Un’altra novità emersa delle simulazioni riguarda l’energia rilasciata dalle placche nelle zone terremotate: si era sempre pensato che la maggior parte dell’energia associata alla tettonica fosse rilasciata quando le placche si deformano; invece le simulazioni danno meno importanza ai fenomeni superficiali e indicano che la maggior dissipazione avviene nelle profondità della Terra.

 

(Michele Orioli)
 

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