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AMBIENTE/ Abbiamo bisogno del tutto per capire il frammento. Anche da scienziati

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L’orizzonte funzionale potrebbe essere considerato il “luogo” per eccellenza, ossia uno spazio virtuale di convergenza di intuizioni, di significati, di valenze culturali e scientifiche, di illuminazioni concettuali, tutti tesi verso una prospettiva di origine, di dipendenza, di assoluto, dove il limite dell’intelletto umano può non costituire, paradossalmente, un elemento di freno o di frizione all’opzione della ricerca del vero come realtà complessiva. Specializzarsi, nella concezione comune di chi frequenta Università ed Enti di ricerca, è preferibile che contemplare l’infinito o il mistero o la complessità fenomenica degli eventi della Terra.

Tuttavia, forse, vale la pena di sottolineare che la perdita di attrazione per l’infinito genera, in parallelo e secondo una dinamica di irreversibilità, una forma di cecità intellettuale progressiva, ovviamente non per l’oggetto specifico che si intende conoscere, ma nei confronti del suo significato per la comprensione dell’unità del sapere. Dalle considerazioni sopra accennate ci si domanda se sia concepibile e con quali garanzie di successo estendere, sul piano dell’esperienza scientifica, l’accesso a forme di conoscenza derivate dall’applicazione di una metodologia in grado di correlare elementi piuttosto che di discriminare o di speculare sulle singole componenti della realtà visibile del nostro Pianeta.

Nel recente periodo storico, ci si riferisce in particolare agli ultimi due decenni, basterebbe esaminare, in termini di sequenza di eventi che riguardano la conoscenza della superficie terrestre, le tre principali Convenzioni ONU sull’Ambiente: I cambiamenti climatici (Rio de Janeiro 1992), la biodiversità (Nairobi, 1992), la lotta alla desertificazione (Parigi 1994). Le modalità con cui tali Convenzioni quadro sono state architettate sotto il profilo politico, diplomatico, scientifico ed economico hanno, come denominatore comune, una forte tensione alla sinergia, sia per quanto concerne l’analisi della realtà ambientale, sia per quanto riguarda le azioni da intraprendere nella prospettiva difficile, perché complessa, di salvaguardare la sostenibilità, se pure malata, del nostro Pianeta, come alveo vitale indivisibile.




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