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Scienze

FOTOVOLTAICO/ In arrivo le celle solari che non si consumano: l’hanno imparato dalle piante

Lavorando sulle proprietà delle nanoparticelle, i nanochimici del MIT hanno realizzato un nuovo tipo di molecole in grado di convertire la luce in elettricità con la caratteristica di essere auto assemblanti e di potersi smembrare e riassemblare rapidamente grazie alla semplice aggiunta o eliminazione di una soluzione addizionale

Pannelli_SolariR375.jpg(Foto)

Molte tecnologie sono nate come tentativo di imitare i comportamenti naturali e in particolare i sistemi biologici, che raggiungono «naturalmente» gli obiettivi ai quali molte macchine sono dedicate: trasformare energia, produrre movimenti, modificare strutture. Nel processo di imitazione però resta sempre uno scarto e ciò costituisce un continuo elemento di sfida per gli ingegneri.


È il caso delle celle fotovoltaiche, che sono in diretta concorrenza con le piante nella non facile impresa di convertire la luce solare in energia immagazzinata per i diversi bisogni della nostra insaziabile società.
 

C’è però una differenza notevole tra i due concorrenti: la fotosintesi delle piante è un processo durevole e affidabile, che si ripete giorno dopo giorno in organismi in grado di riprodursi e di ripararsi da sé. La riparazione è resa necessaria dal fatto che il processo di cattura dell’energia solare comporta la distruzione di diversi materiali. Le piante hanno tuttavia imparato a superare l’ostacolo mettendo in campo una strategia efficace: le proteine deputate alla cattura dei raggi solari vengono costantemente distrutte e riassemblate cosicché le strutture di base che raccolgono l’energia del Sole sono praticamente sempre le stesse.