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FOTOVOLTAICO/ In arrivo le celle solari che non si consumano: l’hanno imparato dalle piante

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I dischi sono in una soluzione dove si attaccano spontaneamente a dei nanotubi di carbonio, cioè quei fili di atomi di carbonio sottili fino a pochi miliardesimi di metro ma resistenti come l’acciaio e in grado di condurre elettricità mille volte meglio del rame.


I nanotubi tengono i dischi di fosfolipidi allineati uniformemente in modo da esporre alla luce i centri di reazione e agiscono anche da cavi elettrici per incanalare il flusso di elettroni. Il sistema messo a punto al MIT comprende quindi i nanotubi, i fosfolipidi, le proteine e altre componenti che, sotto opportune condizioni, si assemblano spontaneamente e producono corrente: è sufficiente aggiungere all’insieme un composto tensioattivo (simile alle schiume che la BP ha immesso nel Golfo del Messico per isolare il petrolio) per separare le componenti, che poi si riaggregano spontaneamente quando il tensioattivo viene rimosso spingendolo attraverso una membrana.
 

I prototipi di celle così progettate hanno superato i primi test mantenendo una piena efficienza anche dopo 14 ore di ripetuti cicli di assemblaggio e disassemblaggio. Il sistema è ovviamente da perfezionare, ma Strano e il suo team sanno in che direzione muoversi: per portarsi verso livelli di efficienza da record, devono solo aumentare la concentrazione in soluzione delle nuove strutture molecolari. 
 

(Michele Orioli)

 

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