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SCOPERTE/ Planck vede le ombre sul fondo cosmico: sono dei superammassi galattici

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Credit: ESA/LFI & HFI Consortia  Credit: ESA/LFI & HFI Consortia

 

Ma occasionalmente, lungo direzioni ben precise, la luce fossile risente della presenza della materia che incontra sulla sua strada. Questo complica un poco l’analisi dei dati, ma al tempo stesso ci mostra nuove meraviglie. Lo studio preliminare delle mappe di Planck ha rivelato le prime impronte inconfondibili di ammassi di galassie attraverso il cosiddetto effetto “Sunyaev-Zel’dovich”. Quando i fotoni della luce primordiale incontrano il gas caldo che gravita in un ammasso, subiscono una alterazione della loro energia secondo un andamento ben preciso, che gli strumenti di Planck sono in grado di misurare con grande precisione.

 

Il gas all’interno degli ammassi raggiunge temperature elevatissime, di milioni di gradi, e per questo emettono radiazione X. Nel caso dell’oggetto mostrato in figura, l’immagine ottenuta da Planck unita a quella successivamente presa nella banda X con un altro satellite dell’ESA, XMM-Newton, hanno portato alla scoperta di un nuovo superammasso composto dalla combinazione di tre ammassi di galassie. È la prima volta che un superammasso viene scoperto grazie alla sua “ombra” sul fondo cosmico.

 

Questo gioco grazioso è ricco di informazioni: la misura dell’effetto Sunyaev-Zel’dovich su un grande campione di ammassi, che Planck si accinge a compiere, è di grande importanza per comprendere l’origine e l’evoluzione delle strutture cosmiche e consente di ottenere informazioni sulla materia oscura che costituisce gran parte della loro massa. Intanto, nella comunità Planckiana, queste primizie aumentano l’attesa per la ricchezza dei dati che verranno...

 

NELL’IMMAGINE - Il nuovo superammasso scoperto da Planck grazie all’effetto Sunyaev-Zel’dovich (immagine in alto) e alle osservazioni nella banda X di XMM-Newton (immagine qui sotto). Le immagini coprono una regione di cielo pari a circa un quarto della luna piena. È il primo superammasso scoperto grazie alla sua impronta sul fondo cosmico
 

 

 

(Credit: ESA)

 



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