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SPAZIO/ Scoperta alle Canarie: c’è del potassio sui pianeti giganti extra-solari

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Se perciò frapponiamo un certo numero di atomi di un elemento in stato gassoso fra una sorgente luminosa bianca e il nostro occhio, quando andremo ad analizzare lo spettro della radiazione (come si può fare per esempio con un prisma, secondo il noto esperimento di Newton), noteremo delle vere e proprie righe scure in punti precisi dello spettro.


Le righe sono la testimonianza di un assorbimento da parte del gas di alcune frequenze della radiazione della sorgente luminosa. A elementi chimici differenti corrispondono posizioni delle righe di assorbimento precise e differenti. Analizzando perciò gli spettri di corpi luminosi come le stelle, possiamo scoprire quali elementi compongono le loro atmosfere.


Questo tipo di studi sta diventando importante anche nello studio e nella caratterizzazione dei pianeti extrasolari, pur non essendo corpi che hanno una emissione luminosa propria. La tecnica utilizzata, chiamata Spettroscopia a Banda Stretta in Transito, è particolare ed è stata sviluppata da alcuni astronomi dell’Università della Florida e parallelamente da un team dell’Università di Exeter, in Gran Bretagna: si cercano pianeti che transitano proprio davanti alla loro stella e se ne misura lo spettro dell’atmosfera, attraversata dal flusso luminoso della stella.


Ovviamente non tutti i pianeti possono essere osservati in questo modo, da un lato perché non tutti i pianeti che noi possiamo osservare hanno un’orbita orientata nel modo “giusto”, dall’altro perché i risultati per ora risultano apprezzabili solo per pianeti giganti, di dimensioni almeno simili a quelle di Giove. Inoltre non tutte le stelle sono abbastanza luminose per consentire una analisi di questo tipo. Ma la tecnica, si sa, può fare passi avanti, e potrebbe in un vicino futuro consentirci, almeno per quelli orientati nel modo giusto, di studiare la composizione chimica delle atmosfere di pianeti molto più piccoli.

 

 

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