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GEOLOGIA/ Tranquilli, ecco perchè la profondità dei continenti non si muove

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Ora il recente articolo pubblicato su Nature intitolato “Olivine water contents in the continental lithosphere and the longevity of cratons”, di Anne H. Peslier e colleghi, fornisce una convincente spiegazione della dinamica geologica in queste aree. La risposta risiede nel contenuto in acqua presente nelle olivine o meglio nella differenza di viscosità tra le rocce che costituiscono i cratoni e quelle delle aree circostanti. I risultati delle analisi geochimiche sulle olivine dei cratoni provenienti da inclusi kimberlitici (intrusioni costituite da materiali che compongono il mantello che risalgono violentemente in superficie, note come le rocce madri dei diamanti) del Sud Africa, hanno documentato un contenuto in acqua più basso rispetto alle corrispondenti in superficie. 

Poiché il contenuto in acqua del mantello è quello che regola la viscosità (resistenza di una sostanza ad essere deformata), queste rocce sono poco mobili perché altamente viscose. In questo modo, i cratoni che le contengono risulterebbero come ancorati e pertanto bloccati nel loro movimento di deriva. L’indagine è frutto di una collaborazione tra lo Jacobs Techology di Houston, l’Astromaterials Research and Exploration Science (Nasa), l’Institute of Geoscience di Frankfurt e la School of Earth & Space Exploration in Arizona e  fornisce una serie di dati molto accurati ottenuti grazie all’applicazione di tecniche sofisticate.

Quantificare le variazioni del contenuto in acqua nelle diverse parti della Terra è molto importante: la maggior parte delle evidenze attualmente a disposizione converge sul fatto che il quantitativo di acqua che viene trasferita nel mantello, ad esempio durante i processi di subduzione, è maggiore di quello che sale in superficie. Se questo è vero, tra miliardi di anni non ci saranno più riserve di acqua sulla Terra.


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