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FISICA/ Kobayashi (Nobel): ho capito quark e leptoni grazie a Cabibbo

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Non ha esitazioni ad ammettere il contributo fondamentale di Nicola Cabibbo alle ricerche che, insieme a Toshihide Maskawa, gli sono valse il premio Nobel per la fisica 2008. Makoto Kobayashi, che abbiamo raggiunto presso l'High Energy Accelerator Research Organization (KEK) di Tsukuba, dove prosegue i suoi studi di fisica teorica, ricorda con stima il grande fisico italiano recentemente scomparso.


Certo la figura di Cabibbo ha avuto un impatto anche su un pubblico più vasto di quello della comunità scientifica, anche per la sua personale posizione culturale che l’ha portato più volte a cimentarsi su temi più ampi e a toccare le questioni relative al rapporto tra scienza e fede. Kobayashi ha un profilo un po’ diverso: interpellato in proposito, dichiara che «la religione ha poca attinenza con la mia ricerca». D’altra parte però parla dei suoi studi sui costituenti ultimi della materia con l’entusiasmo e la curiosità di chi pensa di essere di fronte a un grande spettacolo, che può sempre riservare novità ed «eccitazione».

 

Le vostre ricerche, poi premiate col Nobel, hanno contribuito a completare il quadro di quello che viene indicato come Modello Standard delle particelle: potete indicare gli elementi principali di questo modello?

 

Il Modello Standard comprende sei quark e sei leptoni (particelle leggere, ndr) come componenti fondamentali della materia. Le interazioni tra particelle sono descritte da teorie dette «di gauge», che presentano particolari proprietà di simmetria. In questo modello la violazione della simmetria CP (carica-parità), che riguarda lo scambio tra materia e antimateria, si spiega con la mescolanza tra i sei quark nell’interazione debole. Questo meccanismo di violazione di CP è stato proposta da Toshihide Maskawa e dal sottoscritto.

 

Come siete arrivati a elaborare quel particolare modello a matrice?

 

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