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BIOSCIENZE/ Convergenza: sarà davvero la terza rivoluzione? Al MIT ci credono

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Il premio Nobel Phillip Sharp  Il premio Nobel Phillip Sharp
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La convergenza offre anche un piano per affrontare le sfide del futuro medico e sanitario statunitense, destinate ad aumentare con l'invecchiamento della popolazione e la diffusione di malattie come l'Alzheimer. Tuttavia, gli investimenti federali nella ricerca biomedica restano il punto critico e lo stesso Sharp è convinto che solo «un investimento intelligente può permetterci di mantenere la nostra ricerca biomedica al top nel mondo».

Valga come esempio quello degli investimenti del National Institute of Health (NIH) per la ricerca nelle malattie cardiovascolari, che costa mediamente 4 dollari all'anno per ogni americano e ha contribuito a ridurre l'incidenza di attacchi cardiaci e di ictus di oltre il 60% dal 1975. Il rapporto "La terza rivoluzione: la convergenza delle scienze della vita, scienze fisiche e ingegneria" nota come l'impatto della convergenza sia già una realtà in una vasta gamma di settori.

Proprio come i progressi nelle tecnologie dell'informazione, nei nuovi materiali, nell’imaging e nelle nanotecnologie hanno trasformato le scienze fisiche, così stanno cominciando a trasformare le bioscienze. Il risultato è l’emergere di nuovi ambiti cruciali correlati alla biologia: come la bioingegneria, la biologia computazionale, la biologia sintetica e l’ingegneria dei tessuti. Allo stesso tempo i modelli biologici (con la comprensione dei sistemi complessi auto-organizzati) stanno già trasformando l’ingegneria e le scienze fisiche, rendendo possibili progressi nel campo dei biocarburanti, dell'approvvigionamento alimentare, della virologia e molto altro.


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