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PREISTORIA/ Radiografata l’ultima cena del fossile più famoso

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Una ricostruzione della Baculite  Una ricostruzione della Baculite

 

L’analisi all’ESRF di tre campioni fossili rinvenuti a Belle Fourche, in Sud Dakota, sito rinomato per l’eccellente conservazione dei fossili, ha rivelato dettagli sconosciuti relativi alla forma della bocca degli antichi cefalopodi. Sono infatti state osservate e ricostruite in 3D per la prima volta le mandibole della baculite e strutture sconosciute simili a delle specie di lingue chiamate “radula”. Le radule hanno dimensioni di 2-3 millimetri. Ma la vera sorpresa è stata la scoperta di tracce dell’“ultima cena” all’interno di uno dei tre fossili. La collezione di immagini è importante per quello che può dire sulle abitudini alimentari di questi invertebrati marini preistorici. «Le ammoniti sono fossili conosciuti da tutti, ma in realtà abbiamo pochissimi dati sugli animali in sé: abbiamo le loro conchiglie, ma di cosa ci fosse all’interno di esse finora si sono fatte solo speculazioni», conferma Isabelle Kruta.

 

In più, non essendoci un analogo “moderno” di un animale come l’ammonite, resta poco chiara la sua posizione nella antica catena alimentare. Ora, grazie all’analisi della Kruta e dei suoi collaboratori, sappiamo che la baculite si nutriva di piccoli organismi sospesi in acqua, come zooplancton, piccoli crostacei e addirittura altre piccole ammoniti, e si serviva delle sue mandibole e delle radule, che erano ricoperte di denti, per sminuzzarli.

 

Il team ritiene che proprio una dieta a base di plancton potrebbe spiegare la repentina scomparsa di un organismo come le ammoniti, capaci di prosperare per 350 milioni di anni: assumendo infatti come vera l’ipotesi che la scomparsa dei dinosauri sia dovuta all’impatto di un grosso asteroide con la Terra, è ragionevole pensare che un evento di questo tipo abbia potuto modificare sostanzialmente la produzione di plancton negli oceani, ponendo nuove e drammatiche condizioni di vita per i cefalopodi.

 

Da un segno così piccolo, dunque, si potrebbe riuscire a ricostruire non solo ambienti e abitudini degli animali vissuti sul nostro pianeta milioni di anni fa, ma anche eventi drammatici e cambiamenti inaspettati, permettendo una ricostruzione sempre più accurata e certa della storia del nostro pianeta. Siamo solo all’inizio di questa nuova possibilità di studi: lo scenario appare incredibilmente promettente e affascinante.



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