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SPAZIO/ L’occhio infrarosso di Planck illumina i "bozzoli" delle stelle

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Un'immagine dal Planck  Un'immagine dal Planck

La vasta copertura in frequenza di Planck permette di scandagliare a diverse epoche cosmiche le strutture tracciate dal CIB da un red-shift (lo spostamento verso il rosso) circa 1 fino a red-shift 4 quando l'Universo era solo un quinto delle dimensioni attuali. L'analisi dati è molto complessa in quanto il CIB è frutto dell'emissione integrata di tutte le galassie ed occorre quindi una modellizzazione accurata del processo di formazione galattica (su cui abbiamo ancora molto punti oscuri) e dei loro meccanismi di emissioni.

Tra i molti risultati presentati a Roma e Parigi, Planck ha permesso di costruire un catalogo unico di ammassi di galassie, gli oggetti più grandi presenti nell'Universo con masse che variano da centomila miliardi ad un milione di miliardi di volte la massa del Sole. Tali ammassi sono osservati da Planck grazie al cosiddetto effetto Sunyaev-Zeldovich. La presenza di gas caldo ionizzato nell'ammasso di galassie genera una precisa segnature spettrale: esso risulta più freddo a frequenze più piccole di 217 GHz e più caldo a frequenze più alte.

La maggior parte (169) dei 189 ammassi osservati da Planck coincide con ammassi già noti e studiati in altre bande di frequenza (tipicamente raggi X) ma che per la prima volta possiamo osservare nelle microonde. I restanti 20 sono nuovi ammassi mai scoperti. Planck infatti, scandagliando tutto il cielo permette ha la possibilità di trovare i più pesanti tra tutti gli ammassi di galassie. Questi sono oggetti estremamente rari e sono uno strumento fondamentale per la cosmologia moderna in quanto il loro numero dipende criticamente da alcuni parametri usati per descrivere il nostro Universo.



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